Autore Bruno Pacifici
Mezzi alternativi per la produzione di energia
Energia di attivazione, catalisi ed enzimi
Adenosina trifosfato (ATP) e composti
difosfato ad alta energia
Energia rilasciata nei sistemi biologici
Sistema di trasporto degli elettroni
Conservazione dell’energia nei sistemi di trasporto
degli elettroni
Flusso del carbonio: il ciclo degli acidi
tricarbossilici
Bilancio energetico della respirazione
aerobica
Ricambio di ATP e ruolo dei composti che immagazzinano
energia
L’energia viene generata,
alternativamente, con una modificazione del sistema di respirazione dove
vengono usati altri accettori diversi dall’ossigeno. Per le analogie con la
respirazione, questi processi sono denominati respirazione anaeorobica. In
questo processo gli
accettori di elettroni fanno rilasciare al processo minore energia rispetto a
quanta ne fa rilasciare l’ossigeno come accettore, in quanto si trovano
in una posizione più alta nella torre degli elettroni. Comunque,
l’utilizzazione di questi accettori alternativi permette a microrganismi non
fermentativi di svilupparsi in ambienti in cui l’ossigeno è assente.
Il
metabolismo
chemiolitotrofo coinvolge processi di respirazione aerobica, ma usa una
fonte di energia inorganica. I chemiolitotrofi hanno gli stessi componenti del
trasporto di elettroni dei chemiorganotrofi e sono capaci di generare una forza
motrice di protoni. Una distinzione importante tra chemiolitotrofi e chemiorganotrofi,
comunque, sta nelle fonti di carbonio usate per la biosintesi. I
chemiorganotrofi possono generalmente usare come risorsa di carbonio e come
fonte di energia composti quali il glucosio, ma i chemiolitotrofi non possono certo, usare i loro
composti energetici inorganici come fonte di carbonio. I chemiolitotrofi
che utilizzano il biossido di carbonio sono chiamati autotrofi. Quelli
che usano composti organici come fonte di carbonio sono chiamati eterotrofi.
I processi
in cui la luce è usata come fonte di energia sono unici e complessi, ma il loro
risultato è la generazione di una forza motrice di protoni che può essere usata
nella sintesi dell’ATP. La maggior parte dei fototropi usano l’energia
conservata nell’ATP per l’assimilazione del biossido di carbonio come fonte di
carbonio per la biosintesi. Tali fototrofi, sono anche quindi, autotrofi.
Tuttavia la fotosintesi nei microrganismi ha alcune caratteristiche particolari
e alcune complicazioni. Ci sono ad esempio, due tipi di fotosintesi nei
microrganismi, una forma simile a quella delle piante superiori e un tipo unico
di fotosintesi, trovato soltanto in alcuni procarioti.
Una delle caratteristiche principali di un organismo
vivente è la sua capacità di organizzare molecole e reazioni chimiche in
sequenze specifiche. L‘espressione ultima di questa organizzazione è la
capacità di un organismo vivente di replicare se stesso. Il termine metabolismo viene usato in riferimento
a tutti i processi chimici che hanno luogo nella cellula. Il termine metabolismo deriva dalla parola greca metabole, che significa “cambiamento”, e possiamo pensare che
una cellula sia in continuo cambiamento quando compie i suoi processi vitali
Benché la cellula appaia al microscopio come una struttura fissa e stabile. è.
in realtà, una entità dinamica, che va continuamente incontro a cambiamenti.
Le cellule microbiche sono costituite da una grande
varietà di sostanze chimiche, e quando una cellula cresce, tutti questi
costituenti chimici aumentano di quantità. Gli elementi chimici base di una
cellula vengono dall’ambiente e sono trasformati da questa nei costituenti
caratteristici che la compongono.
Gli elementi chimici provenienti dall’ambiente sono
detti nutrienti. I nutrienti
assorbiti dalla cellula vengono trasformati nei costituenti cellulari. L’anabolismo è il processo per cui una
cellula viene “costruita”, partendo dai nutrienti semplici ottenuti dal suo
ambiente. Poiché l’anabolismo ha come risultato la sintesi biochimica di nuovo
materiale, è spesso chiamato biosintesi.
La biosintesi è un processo che richiede energia, e
ogni cellula deve avere un mezzo per ottenerla. Le fonti di energia sono
ottenute dall’ambiente, e ne vengono usate due: luce
e sostanze chimiche. Benché alcuni
organismi ottengano l’energia dalla luce, la maggior parte la ottiene
dall’ossidazione dei composti chimici. Le sostanze chimiche usate come fonte di
energia vengono degradate in costituenti più semplici, e quando avviene la degradazione
viene rilasciata energia. Il catabolismo
è il processo per cui le sostanze chimiche vengono degradate e l’energia
rilasciata. Le cellule necessitano di energia anche per funzioni cellulari come
il movimento cellulare e il trasporto dei nutrienti.
Ci sono quindi due tipi di processi di
trasformazioni chimiche che avvengono nelle cellule, il processo di
costruzione, chiamato anabolismo,
e quello di degradazione, chiamato catabolismo. Il metabolismo è il risultato
complessivo delle reazioni anaboliche e cataboliche.
Nell’anabolismo, le sostanze nutritive provenienti
dall’ambiente vengono convertite nei vari componenti
cellulari, mentre nel catabolismo le fonti di energia dell’ambiente sono
convertite nei prodotti di rifiuto. Le
reazioni cataboliche hanno come risultato il rilascio di energia, mentre le reazioni anaboliche hanno come
risultato il consumo di energia. In
questa parte, prenderemo in considerazione alcuni dei processi anabolici e
catabolici usati dai microrganismi.
I microrganismi vengono classificati per convenzione
in classi metaboliche, secondo le fonti di energia che usano. Tutti i termini
usati per descrivere queste classi impiegano la combinazione con il suffisso tropho che deriva dalla parola greca
“nutrire”. Così. gli organismi che usano la luce
come fonte di energia sono chiamati fototrofici (photo
In greco significa “luce”). Gli organismi che usano sostanze chimiche come fonte di energia sono chiamati chemiotrofici.
La maggior parte degli organismi di cui ci occupiamo in microbiologia usano
composti organici come fonte di
energia e così sono chiamati chemiorganotrofici.
In questa prima parte tratteremo il metabolismo di fonti di energia
organiche, e la discussione sull’uso della luce e delle sostanze chimiche
inorganiche come fonti di energia verrà affrontata per ultima.
La conoscenza del metabolismo cellulare è utile per
la comprensione della biochimica della crescita microbica. L‘energia è
necessaria per la sintesi delle macromolecole e per la varietà di reazioni
chimiche necessarie per la crescita cellulare. Inoltre, la conoscenza del metabolismo aiuta lo sviluppo di
utili procedure di laboratorio per coltivare microrganismi e per prevenire la
crescita di microrganismi indesiderati.. Poiché molte delle conseguenze
pratiche importanti della crescita microbica, come le malattie infettive e la
produzione di prodotti utili dai microrganismi, sono legate al metabolismo
microbico, una conoscenza
del metabolismo cellulare è di grande utilità nella microbiologia medica e
applicata. Persino la formazione dei prodotti metabolici di rifiuto è di
grande interesse. Per esempio, un prodotto di rifiuto del lievito durante il
catabolismo è l’etanolo, il costituente
principale delle bevande alcoliche (vino. birra, whiskey, ecc.).
L‘energia è
definita come la capacità di fare lavoro. In questo capitolo discutiamo di come gli
organismi viventi usino l’energia chimica. L‘energia chimica è l’energia rilasciata quando i
composti organici o inorganici vengono ossidati. La prima legge della
termodinamica ci dice che l’energia può essere convertita da una forma ad
un`altra ma non può essere né creata né distrutta. Poiché le sue molte forme
sono interconvertibili, l’energia è più convenientemente espressa da una
singola unità energetica. Benché esistano molte unità di energia, in biologia
le più comunemente usate sono le chilocalorie (kcal) e i chilojoule (kJ).
Una chilocaloria è definita come la quantità di calore necessaria per innalzare
la temperatura di un chilogrammo di acqua di l’C. Una chilocaloria equivale a
4,184 kJ. Poiché il M è largamente usato nell’energetica microbica, In questo
testo useremo il chilojoule.
Le reazioni chimiche sono accompagnate da
trasformazioni energetiche. La quantità di energia coinvolta in una reazione
chimica viene espressa in termini di guadagno o perdita di energia durante la
reazione. La quantità di energia rilasciata durante una reazione chimica viene
descritta dalle due espressioni H e G.
H, chiamata entalpia, esprime la quantità totale di energia rilasciata durante
una reazione chimica. Comunque, una parte dell’energia rilasciata non è
disponibile per fare lavoro utile e viene infatti persa come calore.
G, chiamata energia libera, è usata per
esprimere l’energia rilasciata che è disponibile per fare lavoro utile. La trasformazione
dell’energia libera durante una reazione è espressa come DG°’, dove il simbolo D dovrebbe essere letto come “cambiamento di”.
La concentrazione di reagenti e prodotti e il pH (dove H+ è un
reagente o un prodotto) interesserà le trasformazioni dell’energia libera
osservata. I soprascritti º e ' significano che un dato valore di energia
libera è stata ottenuta in condizioni “standard”: pH 7, 25ºC e con tutti i
reagenti e i prodotti inizialmente alla concentrazione di 1 molare.
Se nella
reazione A + B -> C + D il DG°’è negativo, allora viene
rilasciata energia libera e la reazione, così come è scritta, avverrà spontaneamente;
tali reazioni sono chiamate esoergoniche.
Se, d’altra parte, il DG°’ è positivo, la reazione
non avverrà spontaneamente, ma avverrà spontaneamente invece la reazione
inversa (verso sinistra); tali reazioni sono chiamate endoergoniche.
Una reazione esoergonica procederà finchè aumenta la
concentrazione dei prodotti; quando la concentrazione dei prodotti non aumenta
più, si ha la reazione opposta, cioè la riconversione dei prodotti a reagenti.
Alla fine, viene raggiunto un equilibrio in cui le reazioni diretta e inversa
sono esattamente bilanciate. Questa condizione bilanciata non significa che
reagenti e prodotti siano presenti in concentrazioni uguali. La concentrazione
di prodotti e reagenti all’equilibrio è correlata all’energia libera della
reazione, Se la reazione, procede con un DG°’ largamente negativo,
allora l’equilibrio è spostato verso i prodotti e rimarranno pochi reagenti. Al
contrario, se la reazione procede con un DG°’negativo. allora all’equilibrio
ci sono quantità pressoché uguali di prodotti e reagenti. Determinando le concentrazioni
di prodotti e reagenti all’equilibrio, è possibile calcolare l’energia libera
prodotta da ogni reazione.
Oltre a parlare di energia libera prodotta dalle
reazioni, è necessario parlare dell’energia libera delle specifiche
sostanze. Questa è l’energia libera di formazione, l’energia prodotta o
l’energia rilasciata per la formazione di una data molecola dagli elementi. Per
convenzione l’energia libera di formazione (G°f)degli elementi (per esempio
C, H2, N2) è zero. Se la formazione di un composto dagli
elementi procede in modo esoergonico, allora l’energia libera di formazione del
composto è negativa (viene rilasciata energia), mentre se la reazione è endoergonica
(viene richiesta energia) allora l’energia libera di formazione del composto è
positiva. Per la maggior parte dei composti G°f è negativo, riflettendo il
fatto che i composti tendono a formarsi spontaneamente dagli elementi. Inoltre
le relative probabilità di diverse reazioni (in questo caso le formazioni)
possono essere calcolate paragonando le rispettive energie di formazione;
vediamo ad esempio che si forma più facilmente il glucosio (G°f ,-917,22 kj/mole) da C, H
ed O che non il metano (G°f, -50,75 kJ/mole) da C ed H.
Il G°f positivo per l’ossido di
azoto (+ 104,81 kj/mole) ci dice che questa molecola non si formerà
spontaneamente, ma che, anzi, si decomporrà facilmente in azoto e ossigeno.
Usando l’energia libera di formazione è possibile calcolare la trasformazione in energia libera che avviene in una data reazione. Per una semplice reazione, come A + B à C + D, il DG°’ è calcolato sottraendo la somma delle energie libere di formazione dei reagenti (in questo caso A e B) dal prodotti (C e D). Così: DG°’di A + B à C + D = G°f’ [C + D] - G°f, [A + B]
La frase “prodotti meno reagenti” riassume in poche
parole gli stadi che sono necessari per calcolare le trasformazioni
dell’energia libera che avvengono durante le reazioni chimiche. La reazione
deve, comunque, essere chimicamente bilanciata prima che vengano fatti i
calcoli dell’energia libera.
I calcoli dell’energia libera ci dicono soltanto
quali condizioni prevarranno quando la reazione o il sistema è all’equilibrio;
non ci dicono però quanto ci vorrà per raggiungere l’equilibrio. La formazione
di acqua dall’ossigeno gassoso e dall’idrogeno è un buon esempio. Il guadagno
energetico di questa reazione è abbastanza favorevole (l’energia libera di
formazione è di -237,17kJ/mole). Comunque, se bastasse semplicemente mescolare
O2 e H2 insieme, non avverrebbe , nessuna formazione
d’acqua. La spiegazione è che il riarrangiamento degli atomi di ossigeno e
idrogeno per formare l’acqua richiede che i legami chimici dei reagenti si
rompano. La rottura dei legami richiede energia, e questa energia è detta energia di
attivazione. L`energia di attivazione è la quantità di energia (in
Kj) richiesta per portare tutte le molecole di una reazione chimica allo stato reattivo.L
`idea di energia di attivazione ci porta al concetto di catalisi. Un catalizzatore
è una sostanza che serve
per abbassare l’energia di
attivazione di una reazione. Un catalizzatore serve anche ad aumentare la
velocita‘ di reazione, anche se esso non viene modificato. E` importante
notare che i catalizzatori non influenzano cambiamenti energetici di una
reazione, ma influenzano soltanto la velocità
a cui procedono le reazioni.
La maggior parte delle reazioni negli organismi
viventi non avverrebbero ad una velocità apprezzabile senza catalizzatore. I
catalizzatori delle reazioni biologiche sono proteine chiamate enzimi. Gli enzimi sono altamente
specifici per le reazioni che catalizzano; infatti. ogni enzima catalizza un singolo tipo di reazione chimica, o, nel
caso di certi enzimi, una classe di reazioni correlate. Questa specificità è
connessa a precise strutture tridimensionali della molecola enzimatica. In una
reazione catalizzata da un enzima, l’enzima si combina temporaneamente con il
reagente, chiamato substrato (S) dell’enzima, formando il complesso enzima-substrato. Quando la reazione procede, il prodotto (P) viene rilasciato e l`
enzima (E) ritorna al suo stato iniziale:
E + SD
E-S D
E + P
L`enzima è generalmente più grande del substrato e la
combinazione tra enzima e substrato dipende generalmente da legami deboli, come
i legami idrogeno, le forze di van der Waal e le interazioni idrofobiche
necessarie per unire l`enzima al substrato. Ci riferiamo alle parti di enzima a
cui si legano i substrati come al sito attivo dell’enzima.
Il potere catalitico degli enzimi è impressionante. Gli enzimi aumentano da 108
a 1020 volte la velocità a cui le reazioni chimiche avverrebbero
spontaneamente. Per catalizzare una specifica reazione. un enzima deve
fare due cose:
(1)
legare
il substrato appropriato,
(2)
posizionare il substrato relativo sul sito
attivo dell’enzima.
Il legame del substrato all’enzima produce il complesso
enzima-substrato, che serve per allineare i gruppi reattivi e porre in tensione
legami specifici nel substrato. Il risultato della formazione del complesso
enzima-substrato è una riduzione dell’energia di attivazione richiesta per far
procedere la reazione di conversione da substrato a prodotto.
Gli enzimi
possono anche catalizzare reazioni endoergoniche, convertendo i substrati
poveri di energia in prodotti ricchi di energia. In questo caso, non soltanto si deve
superare la barriera dell’energia di attivazione, ma deve essere immessa nel
sistema energia sufficiente per innalzare il livello di energia dei substrati a
quello dei prodotti. Benché, teoricamente. l’azione degli enzimi sia
reversibile, in pratica gli enzimi che catalizzano reazioni altamente
esoergoniche o altamente endoergoniche sono essenzialmente unidirezionali. Se
una reazione particolarmente esoergonica necessita di essere invertita durante
il metabolismo cellulare, in tale reazione vi è frequentemente coinvolto un
diverso enzima.
Come abbiamo visto, gli enzimi sono proteine, quindi
polimeri di subunità chiamate aminoacidi. Ogni enzima ha una specifica forma
tridimensionale. La disposizione lineare di aminoacidi (struttura primaria) si
piega e ruota in una specifica configurazione per ottenere una struttura
secondaria e terziaria. La conformazione specifica di un enzima può essere
vista più facilmente in un modello piano generato al computer. Gli enzimi,
essendo proteine, sono soggetti anche agli effetti di variabili fisiche e
chimiche, particolarmente temperatura e pH. Ad esempio, gli enzimi degli
organismi capaci di crescere ad alta temperatura (termofili e ipertermofili)
sono abbastanza stabili al calore, mentre quelli da organismi non termofili
vengono rapidamente inattivati dal calore. Tali differenze vengono da
variazioni nella sequenza di aminoacidi
dei diversi enzimi. Bisogna
ricordare che le differenze nella sequenza di aminoacidi in realtà si traducono
in differenze nel ripiegamento della proteina. Una proteina ripiegata in modo
specifico assumerà così specifiche proprietà fisiche e di legame.
Molti enzimi contengono piccole molecole non
proteiche che partecipano alla funzione catalitica. queste piccole molecole
associate agli enzimi sono divise in due categorie, sulla base della natura
dell’associazione con l’enzima, i gruppi prostetici e i coenzimi. I gruppi prostetici sono strettamente legati ai loro enzimi,
generalmente in modo permanente. Se un enzima contiene un gruppo prostetico, la
sola parte proteica è chiamata apoenzima e l’enzima completo, che si forma
quando il gruppo prostetico viene legato, è chiamato oloenzima. Il gruppo eme è
un esempio di gruppo prostetico presente nei citocromi, che saranno descritti
in dettaglio più avanti . I coenzimi sono
legati piuttosto debolmente agli enzimi e una singola molecola di coenzima può
associarsi con enzimi diversi nelle varie fasi della crescita cellulare. I
coenzimi servono come intermedi portatori di piccole molecole da un enzima ad
un altro. La maggior parte dei coenzimi sono derivati delle vitamine.
Gli enzimi prendono il nome o dal substrato che
legano o dalla reazione chimica che catalizzano, per aggiunta del suffisso
-asi. Così la cellulasi è un enzima cha attacca la cellulosa, la glucosio
ossidasi è un enzima che catalizza l’ossidazione del glucosio, e la
ribonucleasi è un enzima che decompone l’acido ribonucleico.
L’utilizzazione dell’energia chimica negli organismi
viventi coinvolge le reazioni di
ossido-riduzione (talvolta chiamate redox).
Chimicamente, un’ossidazione
è definita come la rimozione di uno o più elettroni da una sostanza. Una
riduzione è definita come l’aggiunta di uno o più elettroni ad una sostanza. In
biochimica, ossidazioni e riduzioni frequentemente coinvolgono il trasferimento
non soltanto di elettroni, ma di interi atomi di idrogeno. Un atomo di idrogeno
(H) consiste di un elettrone più un protone. Quando un elettrone è rimosso
l’atomo di idrogeno diventa un protone (o ione idrogeno, H+). Avremo
necessità di distinguere tra reazioni di
ossido-riduzione che coinvolgono soltanto elettroni e quelle che coinvolgono
soltanto atomi di idrogeno, ma i concetti che verranno sviluppati avranno come
esempio principalmente il trasferimento degli atomi di idrogeno.
Nelle reazioni di ossido-riduzione in cui non è
coinvolto l’ossigeno molecolare (O2), è importante il trasferimento
degli atomi di idrogeno (o degli elettroni). Per esempio l’idrogeno gassoso (H2)
può rilasciare elettroni e ioni idrogeno (protoni) e diventare ossidato: H2 à 2e- + 2H+
Gli elettroni non possono, comunque, esistere
isolati in soluzione, devono essere parti di atomi o molecole. L`equazione così
scritta ci dà l’informazione chimica, ma non rappresenta essa stessa una vera
reazione. La precedente reazione è soltanto metà reazione, e questo implica la
necessità di una seconda reazione. Questo perchè per ogni ossidazione deve
anche avvenire una successiva riduzione. Per esempio, l’ossidazione di H2
potrebbe accoppiarsi alla riduzione di molte sostanze diverse, compreso O2,
in una seconda reazione: ½O2 + 2e- + 2H+ à H2O
Questa semi reazione, che è una riduzione, quando è
accoppiata all’ossidazione di H2, porta alla seguente reazione
complessiva bilanciata: H2 +
½02 à H2O
Nelle reazioni di questo tipo, ci riferiamo alla
sostanza ossidata, in questo caso H2, come al donatore di elettroni, e alla sostanza ridotta, in questo caso O2,
come all’accettore di elettroni. La
chiave di comprensione delle ossidazioni e riduzioni biologiche è che esse
devono mantenere bilanciate le proprie semi-reazioni; ci deve essere sempre una
reazione che coinvolge un donatore di elettroni e un`altra reazione che
coinvolge un accettore di elettroni.
I composti
chimici hanno una diversa tendenza a rilasciare elettroni e diventare ossidati
o ad accettare elettroni e diventare ridotti. Questa tendenza è espressa come potenziale di
riduzione (E0) delle sostanze. Questo potenziale è misurato
elettricamente in riferimento ad una sostanza standard, H2. Mettendo
in relazione tutti i potenziali ai valori standard è possibile esprimere i
potenziali di varie semi-reazioni su una singola scala, rendendo possibili
facili paragoni tra varie reazioni. Per convenzione i potenziali di riduzione
sono espressi come semi-reazioni scritte con l’ossidante a sinistra, ossia come riduzioni, ovvero ossidante + e-
à
prodotto ridotto. Se i protoni sono coinvolti nella reazione, come
spesso accade, allora il potenziale di riduzione sarà in qualche modo
influenzato dalla concentrazione di ioni idrogeno (pH). Per convenzione in
biologia, i valori dei potenziali di riduzione sono dati alla neutralità (pH
7). poiché il citoplasma della cellula è neutro o quasi. Usando queste
convenzioni, a pH 7 il potenziale di riduzione (Eº') di
½O2 + 2e- + 2H+
’ H2O è +0,816 V
e che di 2H+ + 2e- ’ H2 è -0,421 V.
Le molecole funzionano da donatori o accettori di
elettroni in diverse circostanze, secondo le sostanze con cui reagiscono. Il
medesimo atomo, da ciascun lato della freccia della semi-reazione, può essere
pensato come rappresentante di una coppia di ossido-riduzione (0-R), ad esempio 2H+/H2
0 ½02/H20.
Quando si scrive una coppia di O-R, la forma ossidata sarà sempre posta a sinistra.
Nel ricostruire reazioni accoppiate di ossido-riduzione partendo dalle semi-reazioni che le costituiscono, è più semplice ricordare che la sostanza ridotta di una coppia O-R (il cui potenziale di riduzione è più negativo) dona elettroni alla sostanza ossidata di una coppia O-R (il cui potenziale di riduzione è più positivo), Così, nella coppia redox 2H+/H2 che ha un potenziale di -0.42 V l’H2 ha una grande tendenza a donare elettroni. D’altra parte, nella coppia redox ½02/H20, che ha un potenziale di +0,82 V l’H20 ha una scarsa tendenza a donare elettroni, ma 02 ha una grande tendenza ad accettare elettroni. Ne segue, allora, che nelle reazioni accoppiate di H2 e 02, H2 servirà come donatore di elettroni, e diventerà ossidato, 02 invece servirà come accettore di elettroni e diventerà ridotto . Nel caso in cui, per convenzione. entrambe le semi-reazioni fossero scritte come riduzioni, in una reazione di O-R una delle due semi-reazioni deve essere scritta come una ossidazione e perciò procederà nella direzione inversa.
Un modo conveniente di vedere il trasferimento di
elettroni nei sistemi biologici è di immaginare una torre verticale (Figura ).
FIGURA La torre degli elettroni. le
coppie redox sono posizionate dai riducenti più forti (potenziali di riduzione
negativi) in cima, agli ossidanti più forti (potenziali di riduzione positivi)
in fondo. Quando gli elettroni vengono donati dalla cima della torre, essi
vengono ‘catturati’ dagli accettori a vari livelli. Quanto più lontano gli
elettroni cadono prima che essi vengono catturati, tanto più grande è la
differenza nel potenziale di riduzione tra donatori e accettori di elettroni,
tanta più energia viene rilasciata. A destra della scala si trova l’energia
rilasciata, data in gradini di 40kJ/mole, assumendo due trasferimenti di
elettroni in ogni caso. Alcune delle semi-reazioni indicate coinvolgono il
trasferimento di parecchi elettroni, per esempio, la coppia CO2-glucosio.
Questa reazione è inclusa come esempio biologicamente importante di un processo
generico. La riduzione reale da CO2 a glucosio coinvolge diverse
reazioni redox piu` piccole. DGº' per 2 electrons,40KJ steps = DGº' per 2 elettroni, gradini di 40Kj
ciascuno.
La torre
rappresenta l’intervallo di potenziale di riduzione per le coppie di O-R, dal
più negativo in cima al più positivo in basso. La sostanza ridotta nella coppia
alla cima della torre ha un potenziale di energia più alto. e la sostanza ridotta nella parte bassa della torre ha il
potenziale di energia più basso. D’altra parte, la sostanza ossidata nella
coppia di O-R in cima alla torre ha la minor tendenza ad accettare elettroni,
mentre la- sostanza ossidata nella coppia nel fondo della torre ha la maggiore
tendenza ad accettare elettroni.
Quando gli elettroni cadono dal donatore di elettroni in cima alla torre, essi possono essere “catturati” dagli accettori a vari livelli. La differenza nel potenziale elettrico tra due sostanze è espresso come DEO’. Più lontano gli elettroni cadono prima che vengano catturati, maggiore è la quantità di energia che viene rilasciata; questo significa che DEO’ è proporzionale a DGO’. O2, in fondo alla torre è l’accettore finale (in altri termini, è l’agente ossidante più potente). Nel mezzo della torre, la coppia di O-R può agire sia da accettore che da donatore. Ad esempio, la coppia 2H+/H2 ha un potenziale di riduzione di -0,42 volts. La coppia acido fumarico-acido succinico ha un potenziale di +0,02 volts. Quindi, l’ossidazione dell’idrogeno può essere accoppiata alla riduzione dell’acido fumarico:
H2 + ac. fumarico
---> acido succinico
D’altra parte, l’ossidazione dell’acido succinico ad
acido fumarico può essere accoppiata alla riduzione di N03-
o di ½O2:
Acido succinico + NO3 à acido fumarico + NO2-
Acido succinico + ½O2 à acido fumarico + H2O
Quindi, in condizioni in cui l’ossigeno sia assente
(chiamate anaerobiche o anossiche) in
presenza di H2, l’acido fumarico può agire come accettore di elettroni
(producendo acido succinico), e in altre condizioni (per esempio anaerobiche in
presenza di NO3-, o aerobiche) l’acido succinico può
agire come donatore di elettroni (producendo acido fumarico). Infatti, tutte le
trasformazioni che coinvolgono l’acido fumarico e l’acido succinico possono
essere portate avanti da vari microrganismi in certe condizioni nutrizionali e
ambientali.
Nel catabolismo ci si riferisce spesso al donatore di elettroni come alla fonte di energia. È necessario ricordare, comunque, che è la reazione accoppiata di ossido-riduzione che realmente rilascia energia. Come discusso nel contesto della torre di elettroni, la quantità di energia rilasciata in una O-R dipende dalla natura di entrambi, il donatore di elettroni e l’accettore di elettroni: maggiore è la differenza tra i potenziali di riduzione di due semi reazioni, più energia sarà rilasciata dopo il loro accoppiamento.
Il trasferimento di elettroni dal donatore
all’accettore in una reazione cellulare di ossido-riduzione coinvolge uno o più
intermedi, a cui ci si riferisce come trasportatori.
Quando vengono usati tali trasportatori, ci si riferisce al donatore
iniziale come donatore primario di
elettroni e all’accettore finale come accettore
terminale di elettroni. Il guadagno netto di energia nella reazione
completa è determinato dalla differenza nei
potenziali di riduzione tra donatore primario e accettore terminale. Il trasferimento di elettroni
tramite intermedi coinvolge una serie di reazioni di ossido-riduzione, ma il
guadagno di energia da ciascuno di questi stadi deve aggiungersi al valore
ottenuto considerando soltanto i composti iniziale e finale.
I trasportatori di elettroni intermedi possono essere divisi in due classi generali: quelli liberamente diffusibili, e quelli che aderiscono agli enzimi nella membrana citoplasmatica. I trasportatori fissati lavorano nelle reazioni di trasporto di elettroni associate alla membrana. I trasportatori liberamente diffusibili Includono i coenzimi NAD+ (nicotinamide adenina dinucleotide) e NADP+ (NAD fosfato).
NAD+ e NADP+ sono trasportatori di atomi di idrogeno e trasferiscono sempre due atomi di idrogeno al successivo trasportatore nella catena. Tale trasferimento di atomi di idrogeno è detto deidrogenazione (Correttamente parlando, NAD+ o NADP+ trasportano due elettroni e un protone, essendo il secondo H+ rilasciato in soluzione. Perciò, la reazione NAD+ + 2e- + 2H+ realmente significa NADH + H+. Comunque, per semplicità, scriveremo “NADH + H+” come NADH). Il potenziale di riduzione della coppia NAD+/NADH (o NADP+/NADH) è -0,32 V, il che la pone a un posto alto nella torre di elettroni; questo significa che NADH (o NAPDH) è un buon donatore di elettroni. Benchè le coppie NAD+ e NADP+ abbiano lo stesso potenziale di riduzione. generalmente hanno funzioni diverse nella cellula. Il NAD+ è direttamente coinvolto nelle reazioni che generano energia (cataboliche), mentre il NADP+ è coinvolto principalmente nelle reazioni biosintetiche (anaboliche).
I coenzimi, agendo da intermediari aumentano la
diversità delle possibili reazioni O-R in quanto rendono possibile
l’accoppiamento di molecole chimicamente differenti, come il donatore iniziale
e l’accettore finale di elettroni. Come abbiamo visto, la maggior parte delle
reazioni biologiche sono catalizzate da enzimi specifici che possono reagire
soltanto con un numero limitato di substrati.
Le reazioni di ossido-riduzione procedono in tre
stadi:
1.rimozione
degli elettroni dal donatore primario
2.trasferimento
di elettroni attraverso uno o più trasportatori di elettroni e
3.cessione
degli elettroni all’accettore terminale.
Ogni stadio della reazione è catalizzato da un enzima diverso, ognuno dei quali si lega al suo substrato e al suo specifico coenzima. Lo schema nella Figura mostra il funzionamento del coenzima NAD+. Dopo che un coenzima ha assolto alla sua funzione biochimica in una reazione, può diffondere attraverso il citoplasma fino a quando incontra un altro enzima che richiede il coenzima in quella forma. La successiva conversione del coenzima lo riporta alla sua forma originale, e così l’intero processo può essere ripetuto di nuovo.
L‘energia rilasciata nelle reazioni di
ossido-riduzione deve essere conservata per le funzioni cellulari. Negli
organismi viventi, l’energia chimica rilasciata nelle reazioni O-R è per lo più
trasferita a diversi composti fosfato nella forma di legami fosfato ad alta energia, e sono questi poi gli intermediari
nella conversione di energia in lavoro utile.
Nei composti fosforilati, i gruppi fosfato sono attaccati per mezzo di atomi di ossigeno nel legami esterici e anidridici. Non tutti i legami fosfoesterici,comunque, sono ad alta energia. L‘energia libera rilasciata quando l’acqua viene aggiunta e il legame viene idrolizzato, può essere espressa mediante l’energia dei legami fosfato. Il DGº’ di idrolisi del legame fosfato nel glucosio-6-fosfato è soltanto -13,8 kJ/mole, mentre il DGº’ di idrolisi del legame fosfato nell’acido fosfoenolpiruvico è -51,6 kJ/mole, ossia almeno quattro volte quello del glucosio-6-fosfato. Così l’acido fosfoenolpiruvico è considerato un composto ad alta energia mentre il glucosio-6-fosfato non lo é.
Il più importante composto difosfato ad alta energia
negli organismi viventi è l’adenosina trifosfato (ATP). L’ATP consiste di
adenosina ribonucleoside, a cui sono legate in serie tre molecole di fosforo .
L’ATP serve da trasportatore principale di energia negli organismi viventi,
essendo generato durante le reazioni esoergoniche ed essendo usato per guidare
reazioni endoergoniche. Dalla struttura dell’ATP si vede che due dei legami fosfato dell’ATP hanno alta energia
libera di idrolisi.
Bisogna sottolineare che, benchè si esprima
l’energia dei legami fosfato ad alta energia in termini di energia libera di
idrolisi, in realtà non è opportuno per essi eseguire l’idrolisi nella cellula
in assenza di una seconda reazione, capace di utilizzare l’energia rilasciata,
poiché questa verrebbe persa come calore. L’energia libera dei legami fosfato
ad alta energia viene generalmente usata per guidare le reazioni biosintetiche
e altre funzioni cellulari, attraverso processi regolati con cura in cui
l’energia rilasciata dall’idrolisi dell’ATP è accoppiata alle reazioni che
richiedono energia.
Gli organismi usano molte fonti di energia per la
sintesi dei legami fosfato ad alta energia dell’ATP generalmente vengono
utilizzate l’energia chimica e l’energia luminosa. Tra tutte le sostanze
chimiche, sia i composti organici che i composti inorganici possono servire da
donatori di elettroni. Similmente, accettori di elettroni diversi possono
essere usati nelle reazioni redox accoppiate, e questi includono sia composti
organici che inorganici. Nelle pagine che seguono prenderemo in considerazione
i meccanismi con cui l’ATP viene sintetizzato nelle reazioni di ossido-riduzione
che coinvolgono composti organici.
Il metabolismo dei composti organici è la risorsa di energia per tutti gli
animali e per la maggior parte dei microrganismi. In questo capitolo studiamo
le reazioni che generano energia a partire dai composti organici, e in
diversità metabolica dei microrganismi, invece, i meccanismi che generano
energia partendo dalla luce e dai composti inorganici.
L‘insieme delle reazioni che coinvolgono
l’ossidazione di un composto è complessivamente chiamato via biochimica. Le vie per l’ossidazione dei composti organici e la
conservazione dell’energia nell’ATP possono essere divise in due grandi gruppi:
(1) la fermentazione, In cui il
processo O-R avviene in assenza di qualsiasi aggiunta di
accettori terminali di elettroni; e (2) la respirazione,
in cui l’ossigeno molecolare o altri ossidanti servono da accettori
terminali di elettroni.
In assenza di accettori di elettroni forniti
dall’esterno, molti organismi compiono reazioni di ossido-riduzione dei
composti organici internamente bilanciate, con rilascio di energia; questo
processo è chiamato fermentazìone. Ci
sono diversi tipi di fermentazioni, ma in condizioni fermentative avviene
soltanto l’ossidazione parziale degli atomi di carbonio dei
composti organici e perciò viene rilasciata soltanto una piccola quantità del
potenziale di energia disponibile. L‘ossidazione in una fermentazione è
accoppiata alla successiva riduzione di un composto organico generato dal
catabolismo del substrato fermentabile iniziale; così non è richiesto nessun
accettore di elettroni fornito dall’esterno .
L‘ATP è prodotto nelle fermentazioni da un processo chiamato fosforilazione a livello del substrato. Nella fosforilazione a livello del substrato, l’ATP viene sintetizzato durante specifici stadi nel catabolismo dei composti. Questo è in contrasto con la fosforilazione ossidativa (o trasporto di elettroni, discussa più avanti), dove l’ATP è prodotto durante eventi mediati dalla membrana, non connessi direttamente al metabolismo di substrati specifici.
Un esempio di fermentazione è il catabolismo del
glucosio da parte del batterio dell’acido lattico:
C6H1206 à 2C3H603
Notare che questa è una reazione bilanciata e che il
prodotto, l’acido lattico, ha la stessa proporzione di atomi di idrogeno e
ossigeno del glucosio. Verosimilmente, una simile situazione esiste nel
catabolismo del glucosio per mezzo di lievito in assenza di ossigeno:
glucosio --> 2 etanolo
+ 2 biossido di carbonio
C6H1206 à 2C2H60 + 2CO2
Notare che in questa reazione alcuni degli atomi di
carbonio finiscono in CO2, una forma più ossidata degli atomi di carbonio che nella molecola iniziale, il glucosio,
mentre altri atomi di carbonio finiscono in etanolo, che è una forma più ridotta (significa che ci sono più atomi di idrogeno e
elettroni per atomo di carbonio) del glucosio.
L‘energia rilasciata nella fermentazione del
glucosio a etanolo o ad acido lattico (-235,08 e -118,4 kj/mole
rispettivamente) è conservata per mezzo di fosforilazione a livello del
substrato nella forma di legami fosfato ad alta energia nell’ATP con una
produzione netta di due legami in ciascun caso.
Discutiamo ora in dettaglio la fermentazione del glucosio e il modo in cui
parte dell’energia rilasciata è conservata nel legami fosfato ad alta energia.
La via biochimica della degradazione del glucosio è
abbastanza semplice e, può essere divisa in almeno tre stadi principali. Lo stadio I è di tipo
preparatorio. Le reazioni non coinvolgono ossido-riduzioni e non rilasciano
energia, ma portano alla produzione di due molecole di gliceraldeide-3-fosfato: un intermedio chiave. Nello stadio II avviene
l’ossido-riduzione, e si producono legami fosfato ad alta energia nella forma
di ATP e si formano due molecole di acido piruvico. Nello stadio III,
avviene una seconda reazione di ossido-riduzione, e si formano i prodotti della
fermentazione (per esempio etanolo e CO2, o acido lattico). La via
biochimica comune da glucosio a acido piruvico è chiamata glicolisi, detta
anche via di Embden-Meyerhof (EM), dal nome dei ricercatori che l’hanno
scoperta.
Nello stadio I, il glucosio è fosforilato dall’ATP producendo glucosio-6-fosfato; quest’ultimo può anche essere formato quando il glucosio viene trasportato dal sistema della fosfotransferasi. Le reazioni di fosforilazione di questo genere spesso avvengono precedentemente alla ossidazione. La fosforilazione iniziale del glucosio attiva la molecola per le reazioni successive. Il glucosio-6-fosfato è convertito nel suo isomero, il fruttosio-6-fosfato, e una seconda fosforilazione porta alla produzione fruttosio-1,6-difosfato, che è un prodotto intermedio. L‘enzima aldolasi catalizza la scissione del fruttosio-1,6-difosfato in due molecole a tre atomì di carbonio, la gliceraldeide-3-fosfato e il suo isomero, il diidrossiacetone fosfato. Finora, quindi non ci sono state reazioni di ossido-riduzione, e tutte le reazioni, Incluse quelle che consumano ATP, procedono senza trasferimento di elettroni.
La reazione di ossidazione della glicolisi avviene
nella conversione della gliceraldeide-3-fosfato ad acido 1,3 difosfoglicerico.
In questa reazione (che avviene due volte, una per ogni molecola di gliceraldeide-3-fosfato),
un enzima che coinvolge il coenzima NAD+ accetta due atomi di
idrogeno e il NAD+ è convertito in NADH. Simultaneamente, ogni
molecola di gliceraldeide-3-P è fosforilata per aggiunta di fosforo inorganico.
Questa reazione energeticamente favorevole, in cui il fosforo inorganico è
stato convertito nella forma organica, pone le basi per il processo successivo,
lo stadio in cui è realmente formato l’ATP La formazione del legame ad alta
energia è possibile perché ogni fosforo sulla molecola dell’acido 1,3
difosfoglicerico rappresenta un legame fosfato ad alta energia. La sintesi di
ATP avviene quando ogni molecola di acido 1,3 difosfoglicerico è convertito in
acido 3 difosfoglicerico, e più avanti nella via, quando ogni molecola di acido
fosfoenol-piruvico è convertita in acido piruvico.
Nella glicolisi, due
molecole di ATP sono consumate nelle due fosforilazioni del glucosio. e quattro molecole di ATP sono
sintetizzate (due da ogni molecola di acido1,3 difosfoglicerico convertita in
acido piruvico). Così il guadagno netto per l’organismo è due molecole di ATP
per molecola di glucosio fermentato.
Durante la formazione delle due molecole di acido
1,3 difosfoglicerico, due molecole di NAD+ vengono ridotte a NADH .
Comunque, una cellula contiene solo una piccola quantità di NAD+, e,
se tutto fosse convertito in NADH, l’ossidazione del glucosio dovrebbe
fermarsi; l’ossidazione della gliceraldeide-3-fosfato potrebbe procedere
soltanto se ci fosse una molecola di NAD+ presente per accettare gli
elettroni rilasciati. Questo “blocco” è superato nella fermentazione per
ossidazione dell’NADH indietro a NAD+, attraverso reazioni che
coinvolgono la riduzione di acido piruvico a vari tipi di prodotti di fermentazione. Nel caso del lievito, l’acido piruvico è
ridotto ad etanolo con il rilascio di CO2. Nei batteri dell’acido
lattico (o nel tessuto muscolare reso anaerobico per esercizio vigoroso)
l’acido piruvico è ridotto ad acido lattico. Sono conosciute molte vie della
riduzione dell’acido piruvico nei vari procarioti fermentativi (come sarà
discusso in diversità
metabolica nei microrganismi), ma il risultato netto è lo stesso; il NADH
deve essere riportato alla forma ossidata, il NAD+, per continuare
le reazioni di fermentazione che producono energia. Il NADH, come coenzima
diffusibile, può allontanarsi dall’enzima che ossida la
gliceraldeide-3-fosfato, attaccarsi ad un enzima che riduce l’acido piruvico ad
acido lattico (o ad altri prodotti), e diffondere via ancora una volta,
seguendo la conversione a NAD+ per ripetere tutto il ciclo.
In ogni processo che produca energia, l’ossidazione
deve bilanciare la riduzione, e deve esserci un accettore di elettroni per ogni
elettrone rimosso. In questo caso, la riduzione
di NAD+ in un passaggio enzimatico è accoppiato con la sua ossidazione in un altro. Il prodotto
finale deve anche essere in bilancio di ossido-riduzione con il substrato
iniziale, il glucosio. Inoltre, i prodotti discussi qui, etanolo più CO2
o acido lattico, sono in bilancio elettrico con il glucosio iniziale.
Il risultato ultimo della glicolisi è il consumo di
glucosio, la sintesi netta di due molecole di ATP e la produzione dei prodotti
di fermentazione. Per l’organismo, il prodotto cruciale è l’ATP che è usato in
molte reazioni che richiedono energia, mentre i prodotti di fermentazione sono
soltanto prodotti di rifiuto. Tuttavia, queste ultime sostanze vengono
difficilmente considerate prodotti di rifiuto dal distillatore, dal produttore
di birra o di formaggio. La fermentazione anaerobica del glucosio tramite il
lievito è un mezzo per produrre etanolo, il prodotto desiderato nelle bevande
alcoliche, e la produzione di acido lattico dal glucosio per mezzo del batterio
dell’acido lattico è lo stadio iniziale nella produzione dei derivati del latte
fermentato, che includono i formaggi. Per il panettiere, d’altra parte, la
produzione di CO2 per mezzo della fermentazione è lo stadio iniziale
della lievitazione del pane.
Abbiamo discusso come avviene il catabolismo del
glucosio in assenza di accettori di elettroni esterni. In questo processo, viene rilasciata
una quantità di energia relativamente piccola (e sono sintetizzate poche
molecole di ATP). I processi di fermentazione producono poca energia per due
ragioni: (1) gli atomi di carbonio nel composto iniziale sono ossidati soltanto
parzialmente, e (2) è piccola la differenza nei potenziali di riduzione tra il
donatore di elettroni iniziale e l’accettore di elettroni terminale. Comunque,
se l’02 o altri accettori esterni sono presenti, tutte le molecole
di substrato possono essere completamente ossidate a C02, ed è
teoricamente possibile una produzione molto più elevata di ATP. Il processo per
cui un composto è ossidato usando 02 come accettore di elettroni
esterno è chiamato respirazione aerobica.
Il maggiore rilascio di energia durante la respirazione avviene perché le cellule che respirano superano le due limitazioni appena elencate per la fermentazione: (1) gli atomi di carbonio nel composto iniziale possono essere completamente ossidati a C02 e (2) l’accettore terminale di elettroni ha un potenziale di riduzione relativamente positivo, questo porta ad una grande differenza netta nei potenziali tra il donatore primario e l’accettore terminale, e perciò si ha la sintesi di molto ATP
La nostra discussione sulla respirazione prenderà in
considerazione i meccanismi biochimici coinvolti sia nelle trasformazioni degli
elettroni che del carbonio: (1) le vie biochimiche coinvolte nella
trasformazioni di carbonio organico a C02 e (2) il modo in cui gli
elettroni sono trasferiti dal composto organico all’accettore di elettroni
terminale, che guida la sintesi di ATP . Iniziamo con una discussione sul
flusso di elettroni.
I sistemi
di trasporto degli elettroni sono composti da trasportatori di elettroni
associati alla membrana. Questi sistemi hanno due funzioni basilari: (1)
accettare gli elettroni da un donatore di elettroni e trasferirli a un
accettore di elettroni e (2) conservare parte dell’energia, rilasciata durante
il trasferimento di elettroni, per la sintesi dell’ATP
Nel trasporto degli elettroni sono coinvolti parecchi tipi di enzimi di ossido-riduzione: (1) NADH deidrogenasi, che trasferisce degli atomi di idrogeno dal NADH; (2) trasportatori di elettroni che contengono riboflavina, generalmente chiamate flavoproteine (come il FAD); (3) proteine ferro-zolfo, e (4) citocromi, che sono proteine che contengono un anello ferro-porfirinico chiamato eme. Inoltre, esiste una classe di trasportatori non proteici, i chinoni solubili nei lipidi, talvolta chiamati coenzimi Q. Questi componenti di trasporto degli elettroni diffondono liberamente attraverso la membrana, e generalmente trasferiscono elettroni dalle proteine ferrozolfo ai citocromi. Discutiamo di seguito ognuna di queste classi di componenti di trasporto di elettroni.
Le NADH
deidrogenasi sono proteine che si legano alla superficie interna della
membrana cellulare. Esse accettano elettroni dal NADH, generati nelle varie
reazioni cellulari, e passano due atomi di idrogeno alle flavoproteine.
Le flavoproteine
sono proteine che contengono un derivato delle riboflavine ; la porzione
fiavinica, legata ad una proteina, è il gruppo prostetico che è,
alternativamente, ridotto quando accetta gli atomi di idrogeno e ossidato
quando gli elettroni vengono trasferiti. Notare che le flavoproteine accettano
gli atomi di idrogeno e donano gli elettroni; più avanti considereremo cosa
avviene ai protoni. Le due flavine più note sono la flavina mononucleotide
(FMN) e la flavin adenin dinucleotide (FAD), in cui FMN è legata a ribosio e
adenina attraverso un secondo fosfato. La riboflavina, chiamata anche vitamina
B2, è un fattore di crescita organico richiesto per alcuni organismi.
I citocromi sono
proteine cui sono legati i gruppi prostetici di un anello porfirinico
contenente ferro. Essi sono sottoposti a ossido-riduzione attraverso la perdita
o il guadagno di un singolo elettrone per mezzo di un atomo di ferro posto al centro del citocromo:
Citocromo - Fe2+ à Citocromo - Fe3+
+ e-
Sono note molte classi di citocromi, che
differiscono per i loro potenziali di riduzione. Un citocromo può trasferire elettroni
ad un altro che ha un potenziale di riduzione più positivo e può esso stesso
accettare elettroni da un citocromo con un potenziale di riduzione meno
positivo. I diversi citocromi sono designati da lettere, come citocromo a,
citocromo b, citocromo c. I citocromi di un organismo possono differire
leggermente l’uno all’altro, cosi che ci sono designazioni quali citocromo al,
citocromo a2, e così via. Occasionalmente, i citocromi formano
complessi con altri citocromi o con proteine ferro-zolfo. Un esempio è il
complesso del citocromo bc1, che contiene due diversi citocromi di tipo b, ed
uno di tipo c; questo complesso gioca un ruolo importante nel metabolismo
energetico (vedere la prossima sezione).
Oltre ai citocromi, dove il ferro è legato all’eme,
troviamo anche alcune proteine
ferro-zolfo non eme associate alla catena di trasporto degli elettroni.
Sono state trovate molte combinazioni di zolfo e ferro in diverse proteine
ferro-zolfo non eme, tra questi i gruppi Fe2S2 e Fe4S4
sono i più comuni. Gli atomi di ferro vengono legati allo zolfo libero e alla
proteina tramite gli atomi di zolfo dei residui di cisteina . La ferredoxina, una comune proteina
ferro-zolfo dei sistemi biologici, ha una configurazione Fe2S2.
I potenziali di riduzione delle proteine ferro-zolfo variano molto, in
modo dipendente dal numero di atomi di idrogeno e di zolfo presenti e dal tipo
di legame con cui i centri di ferro sono attaccati alle proteine. In questo
modo diverse proteine ferro-zolfo sono presenti in diversi punti nel processo
di trasporto degli elettroni. Come i citocromi, le proteine ferro-zolfo portano
soltanto elettroni, non atomi
idrogeno.
I chinoni sono
sostanze solubili nei lipidi, e sono coinvolti nel trasporto degli elettroni.
Alcuni chinoni trovati nei batteri sono correlati alla vitamina K, un fattore
di crescita degli animali superiori.
Come le flavoproteine, i chinoni fungono da accettori di atomi di idrogeno e da donatori di elettroni.
La globalità del processo di trasporto degli
elettroni lungo la catena di trasportatori è mostrata nella Figura. L‘ATP viene
prodotto dal processo di fosforilazione ossidativa, durante il trasporto degli
elettroni. La produzione di ATP è direttamente legata al gradiente di protoni
che si stabilisce attraverso la membrana, e le reazioni di trasporto degli
elettroni servono a generare il gradiente. Consideriamo ora i dettagli di
questo processo.
Per comprendere il modo con cui il trasporto degli
elettroni è legato alla sintesi di ATP dobbiamo prima discutere il modo in
cui il sistema di trasporto degli elettroni è orientato nella membrana
cellulare. Le proteine sono intrappolate nel doppio strato lipidico e
l’orientamento delle proteine nella membrana è tale che la maggior parte ha
accesso sia all’esterno che all’interno della cellula (proteine transmembrana).
I trasportatori di elettroni discussi sopra sono orientati nella membrana in
modo che durante il processo di trasporto avvenga la separazione dei protoni
dagli elettroni. Gli atomi di idrogeno, rimossi da trasportatori come il NADH,
sono separati in protoni ed elettroni; gli elettroni ritornano dal lato interno
della membrana per mezzo di trasportatori specifici, i protoni sono espulsi
all’esterno della cellula . Al termine della catena di trasporto gli elettroni
vengono passati all’accettore finale di
elettroni (nel caso della respirazione aerobica questo è O2) e lo
riducono.
Quando l’O2 viene ridotto a H2O
richiede H+ dal citoplasma per completare la reazione, e questi
protoni hanno origine dalla dissociazione dell’acqua in H+ e OH-
; H2O à H+ + OH-.
L’uso di H+ nella riduzione dell’O2 ad H2O e
l’espulsione dell’H+ causa una formazione netta di OH-sulla
parte interna della membrana. Malgrado siano piccole molecole, né l’H+
né l’OH- passano liberamente attraverso la membrana, quindi l’equilibrio
non può essere ristabilito spontaneamente. Così, benché si possa pensare che il
trasporto degli elettroni all’O2 produca acqua, in realtà vengono
prodotti gli elementi dell’acqua, l’H+ e l’OH- che si
accumulano su parti opposte della membrana. Il risultato netto è la generazione
di un gradiente di pH e di un potenziale elettrico attraverso la membrana, con
l’interno del citoplasma negativo e alcalino, e l’esterno della membrana
elettricamente positivo ed acido. Questo gradiente di pH e di potenziale
elettrico provoca l’energizzazione della membrana (qualcosa di simile ad una
batteria), e questa energia elettrica può essere usata dalla cellula.
Così come lo stato energetico di una batteria è
espresso come la sua forza elettromotrice (in volts), lo stato energetico di
una membrana può essere espresso come forza
motrice dei protoni (anche essa espressa in volt). Lo stato energetico
della membrana, provocato dai processi di trasporto degli elettroni, può essere
usato direttamente per fare lavoro utile come il trasporto ionico o la
rotazione flagellare , o può essere usato per guidare la formazione dei legami
fosfato ad alta energia dell’ATP come sarà descritto più avanti. L’idea di un
gradiente di protoni che guida la sintesi di ATP è stata proposta come teoria chemiosmotica nel 1961 dall’inglese Peter
Mitchell; Mitchell ha poi ricevuto il Premio Nobel per questo importante
contributo.
Gli stadi principali della formazione del gradiente di protoni attraverso la membrana coinvolgono le attività degli enzimi flavinici, dei chinoni, e del complesso del citocromo bc. Il complesso del citocromo bcl contiene diverse proteine ed è presente nella catena di trasporto degli elettroni della maggioranza degli organismi capaci di respirare. Esso ha anche un ruolo nel flusso di elettroni della fotosintesi. La funzione principale del complesso del citocromo bc1 è di trasferire elettroni dai chinoni al citocromo c, legato alla traslocazione di protoni attraverso la membrana. I trasportatori come il complesso del citocromo bc, sono orientati vettorialmente (direzionalmente) nella membrana in modo tale che i protoni siano ceduti all’ambiente circostante quando gli elettroni vengono trasferiti ad un accettore, il risultato è l’accumulo di OH- nel citoplasma.
Le reazioni di ossido-riduzione che avvengono
durante il trasporto degli elettroni possono essere analizzate esaminando
sequenzialmente ogni coppia di trasportatori . In seguito alla cessione di due
atomi di idrogeno dai NADH al FAD, due H+ sono espulsi quando il
FADH dona due elettroni (soltanto) ad una proteina ferro-zolfo. Due protoni
sono assorbiti dal citoplasma quando la ferro proteina non eme riduce una
molecola di chinone chiamata coenzima Q. Il coenzima Q passa gli elettroni uno
alla volta al complesso del citocromo bc1. Il coenzima Q ridotto (QH2)
dona un elettrone al complesso bc1, che espelle un protone e
converte QH2 a QH., la forma semichinonica del coenzima Q. Il
semichinone può essere ridotto a QH2 da uno dei citocromi di tipo b
che si trovano nel complesso bc, insieme con l’assorbimento di un protone. Per
ogni due molecole di QH che entrano nel complesso, una è ridotta a QH2
mentre l’altra è ossidata a Q. Questo “ciclo Q” , agisce per incrementare il
numero di protoni espulsi attraverso la membrana al sito Q-bcl. Gli
elettroni viaggiano dal complesso bc, al citocromo c e al citocromo a,
quest‘ultimo lavora insieme all’ossidasi terminale . Infine, la riduzione di ½O2
a H2O consuma due H+, ma questi non sono espulsi. Tutti
questi protoni, ad eccezione di quelli donati dal FADH, sono generati dalla
dissociazione dell’acqua che produce OH- sulla parte interna della
superficie della membrana .
Lo schema di trasporto degli elettroni mostrato nella Figura è solo una delle molte sequenze di trasportatori osservate in diversi organismi. Caratteristica importante di tutti i trasportatori è, comunque, la generazione di un gradiente di protoni, acido all’esterno e alcalino all’interno. Il gradiente ha come risultato una forza motrice dei protoni che guida la sintesi di ATP .
Come viene usata la forza motrice dei protoni per
sintetizzare ATP? Un importante componente di questo processo è un enzima di
membrana chiamato ATPasi,
che contiene due parti: una testa a subunità
multiple presente sulla parte interna della membrana, e una coda che conduce i
protoni, che si estende attraverso la membrana . Questo enzima catalizza una
reazione reversibile tra ATP e ADP + P, (fosfato Inorganico) come mostrato
nella Figura . Operando in una direzione, questo enzima catalizza la formazione
di ATP consentendo l’entrata controllata di protoni attraverso la membrana
energizzata. Così come la formazione del gradiente di protoni è guidata
dall’energia, la dissipazione controllata della forza motrice dei protoni
avviene rilasciando energia, parte della quale è usata per sintetizzare ATP nel
processo chiamato fosforilazione ossidativa (trasporto degli elettroni).
L‘ATPasi può anche catalizzare la reazione inversa,
cioè l’idrolisi dell’ATP e l’espulsione di 3H+ verso la parte
esterna della membrana . Questo ha come risultato la conversione dell’energia
del legame fosfato nell’energia della forza motrice del protone. Così, i legami
fosfato ad alta energia e la forza motrice dei protoni possono essere visti
come diverse forme di energia cellulare. Poiché il potenziale di membrana è
usato da una cellula per guidare diverse reazioni, soprattutto trasporto e
mobilità, le ATPasi sono presenti persino negli organismi che non attuano la
fosforilazione ossidativa, come i batteri dell’acido lattico.
Le evidenze a supporto dell’operatività della catena
di trasporto degli elettroni e dello sviluppo di una forza motrice del protone
vengono dagli studi di varie sostanze chimiche che interessano questi processi.
Sono note due classi di sostanze chimiche: gli inibitori e i disaccoppianti.
Gli inibitori bloccano Il flusso di elettroni, e quindi la sintesi di ATP
come ad esempio il monossido di carbonio (CO), che previene la riduzione di 02
a H20, il cianuro (CN-) o l’azide (N3-), che
si legano strettamente al citocromi e bloccano il trasporto degli elettroni. Al
contrario, i disaccoppianti inibiscono la sintesi di ATP senza interessare il
trasporto degli elettroni. Tutti questi agenti, come il dinitrofenolo e il
dicumarolo, sono sostanze solubili nel lipidi che distruggono i gradienti di
protoni, promuovendo perciò la perdita di protoni attraverso la membrana.
Questo comporta la dissipazione della forza motrice del protone e quindi
l’inibizione della sintesi di ATP
Finora abbiamo discusso il trasporto degli elettroni
e la forza motrice dei protoni in termini astratti. Nella cellula, comunque.
questi processi avvengono in strutture di membrana e ci sono importanti
differenze tra procarioti ed eucarioti.
Nei procarioti, i componenti del trasporto degli
elettroni si trovano nella membrana citoplasmatica, e lo sviluppo di una forza
motrice dei protoni avviene attraverso la membrana. Così, nei procarioti, i
protoni sono espulsi dalla cellula nell’ambiente (nei procarioti Gram-negativi,
i protoni sono espulsi nel periplasma);
Il risultato è una lieve acidificazione
dell’ambiente esterno.
Negli eucarioti, i processi di trasporto degli
elettroni e la sintesi dell’ATP avvengono nelle membrane dei mitocondri. Come abbiamo
visto, il mitocondrio è una struttura legata alla membrana che ha anche estese
membrane interne ed è attraverso queste membrane interne che si sviluppa la
forza motrice dei protoni. La struttura - dell‘ATPasi è una parte di questa
membrana interna e la sintesi dell’ATP avviene nella matrice mitocondriale.
L‘ATP sintetizzato quindi diffonde nel citoplasma attraverso la membrana
esterna permeabile, dove viene usato in varie reazioni biosintetiche.
Consideriamo ora gli aspetti metabolici del flusso
del carbonio nella respirazione. Gli stadi iniziali nella respirazione del
glucosio coinvolgono gli stessi stadi biochimici della glicolisi . L‘acido
piruvico, come abbiamo visto, è uno dei principali intermedi della glicolisi.
Mentre nella fermentazione l’acido piruvico è convertito nei prodotti della
fermentazione, nella respirazione l’acido piruvico è pienamente ossidato a C02.
Il ciclo degli
acidi tricarbossilici (ciclo del TCA) è l’importante via in cui l’acido
piruvico viene completamente ossidato a CO2.
L‘acido piruvico viene prima decarbossilato,
portando alla produzione di una molecola di NADH, e di un gruppo acetile accoppiato
al coenzima A (acetil-CoA,). Il gruppo acetile dell’acetil-CoA si combina con
l’acido ossalacetico, un composto a quattro atomi di carbonio, portando alla
formazione di acido citrico, un acido organico a sei atomi di carbonio, e
l’energia del legame ad alta energia dell’acetil-CoA viene usata per guidare
questa sintesi . Seguono poi le reazioni di deidratazione, di
decarbossilazione, e di ossidazione, e sono rilasciate due molecole di C02.
Alla fine, l’acido ossalacetico viene rigenerato e può servire di nuovo come un
accettore di acetile, completando così il ciclo.
Per ogni molecola di acido piruvico ossidata
attraverso il ciclo, sono rilasciate tre molecole di C02 , una
durante la formazione dell’acetil CoA, una per mezzo della decarbossilazione
dell’acido isocitrico, ed una per decarbossilazione dell’acido a-chetoglutarico. Come nella fermentazione,
gli elettroni rilasciati durante l’ossidazione di intermedi nel ciclo del TCA
sono di solito trasferiti inizialmente agli enzimi contenenti il coenzima NAD+.
Comunque, la respirazione differisce dalla fermentazione nel modo in cui il
NADH è ossidato. Nella respirazione, gli elettroni provenienti dal NADH, invece
di essere trasferiti ad un intermedio come l’acido piruvico, sono trasferiti
all’ossigeno o altri accettori terminali attraverso l’azione del sistema di
trasporto degli elettroni appena descritto. Così, diversamente dalla
fermentazione, la presenza di un accettore di elettroni nella respirazione
permette la completa ossidazione del glucosio a C02, con una resa
energetica molto più grande.
Il risultato netto delle reazioni del ciclo degli acidi
tricarbossillci è l’ossidazione completa dell’acido piruvico a tre molecole
di CO2 con la produzione di quattro molecole di NADH e una molecola
di FADH. Le molecole di NADH e FADH possono essere riossidate attraverso il
sistema di trasporto degli elettroni, producendo tre molecole di ATP per
molecola di NADH e due molecole di ATP per molecola di FADH. L‘ossidazione
dell’acido a-chetoglutarico ad acido
succinico coinvolge una fosforilazione a livello di substrato, producendo
guanosina trifosfato (GTP), che è convertita ad ATP. Così possono essere
sintetizzate un totale di 15 molecole di ATP ogni volta che il ciclo viene
completato. Poiché l’ossidazione del glucosio produce due molecole di acido
piruvico, nel ciclo dell’acido citrico possono essere sintetizzate in totale 30
molecole di ATP. Inoltre, quando l’ossigeno è disponibile, le due molecole di
NADH prodotte durante la glicolisi possono essere riossidate dal sistema di
trasporto degli elettroni, portando alla produzione di altre sei molecole di
ATP. Infine, durante la conversione del glucosio ad acido piruvico sono
prodotte due molecole di ATP dalla fosforilazione a livello del substrato.
Così, gli aerobi possono formare fino a 38 molecole di ATP da una molecola di
glucosio in confronto alle due molecole di ATP prodotte nella fermentazione.
Se assumiamo che il legame fosfato ad alta energia
dell’ATP ha un‘energia di circa 31,8 kj/mole allora dalla ossidazione completa
del glucosio a CO2 e H20 si ricavano 1208 Kj di energia
che possono essere convertiti in legami ad alta energia dell’ATP.Poiché i
calcoli dell’energia libera mostrano che l’ammontare totale di energia
disponibile proveniente dall’ossidazione completa del glucosio mediante
ossigeno è 2822 kj/mole l’efficienza della respirazione aerobica è circa il
43%, e il resto dell’energia viene perso come calore.
Se un organismo fosse efficente al 100%, tutto il
prodotto energetico di una reazione biochimica sarebbe conservato in forma di
legami ad alta energia o di potenziale di membrana. Pertanto, gli organismi non
sono efficenti al 100% e una parte dell’energia prodotta non è conservata, ma
persa come calore. Dobbiamo così distinguere tra il rilascio di energia - il
prodotto energetico totale di una reazione - e la conservazione dell’energia -
l’energia disponibile per l’organismo. E‘ interessante che, benché il guadagno
di ATP dalla fermentazione sia molto basso, l’efficienza della fermen-tazione
può essere ragionevolmente alta. La fermentazione lattica [glucosio --- >
acido lattico], per esempio,rilascia 118 kj/mole e porta alla sintesi di due
molecole di ATP con un‘efficienza di oltre 50%. In altre parole,la fermentazione rilascia una
quantità di energia relativamente bassa, ma il processo di conversione è
termodinamicamente efficiente.
Il ciclo degli acidi
tricarbossilici fornisce degli intermedi importanti per i processi
biosintetici, oltre ad usare il meccanismo fondamentale per la produzione di
energia. L‘acido ossalacetico e l’acido a-chetoglutarico sono trasformati in vari aminoacidi
, il succinil-CoA è l’elemento iniziale della biosintesi delle porfirine, e
l’acetil-CoA fornisce il materiale per la sintesi degli acidi grassi.
Benché soltanto due legami
fosfato ad alta energia siano conservati come ATP durante la fermentazione di
una molecola di glucosio, 38 ATP possono essere formati durante la respirazione
aerobica. Parte dell’energia è persa come calore, così che la quantità di
energia conservata nella respirazione è circa 40% o meno del totale presente
nella fonte di energia.
Si può calcolare che per
la sintesi di 1 grammo di materiale cellulare (in peso) dovrebbero essere
consumate circa 20 millimoli (mmoli) di ATP. Poiché la concentrazione
intracellulare è soltanto circa 2 millimolare, l’ATP ha soltanto un ruolo catalitico
durante la crescita; esso viene continuamente usato e risintetizzato. È stato calcolato che
nel tempo in cui una cellula si duplica, il suo ATP deve essere riconvertito
circa 10.000 volte.
Il fatto che l’ATP se non viene usato immediatamente
come fonte di energia per la crescita o per i processi biosintetici, viene
idrolizzato tramite reazioni che non producono energia, è la spiegazione della
sua breve emivita. Per immagazzinare l’energia a lungo termine, la maggior
parte degli organismi produce polimeri organici insolubili che possono più
tardi essere ossidati per la produzione di ATP. I polimeri del glucosio,
l’amido e il glicogeno, sono prodotti da molti microrganismi, sia procariotici
che eucariotici, e il poli-beta-idrossibutirrato (PHB) e altri
poliidrossialcanoati sono prodotti da
molti procarioti. Questi polimeri sono spesso depositati nelle cellule in
grandi granuli che possono essere visti al microscopio ottico o al microscopio
elettronico. In assenza di una risorsa di energia esterna, la cellula può,
allora, ossidare questo materiale di riserva energetica ed essere capace di
mantenere se stessa persino in condizioni di deprivazione.
La formazione di polimeri produce un doppio
vantaggio per la cellula. Non soltanto carbonio ed energia potenziale sono
conservati in forma stabile, ma i polimeri insolubili hanno poco effetto sulla
pressione osmotica interna della cellula. Se lo stesso numero di unità fosse
presente come monomeri nella cellula, l’alta concentrazione di sostanze
solubili incrementerebbe la pressione osmotica, avendo come risultato
l’ingresso di acqua, il possibile rigonfiamento e la lisi. Una certa quantità
di energia viene persa quando un polimero si forma da monomeri, ma questo
svantaggio è più che controbilanciato dal beneficio per la cellula.