Autore Bruno Pacifici
La penicillina , il microscopio di Leeuwenhoek, I prioni
Penicillina Antibiotico
derivato dalla muffa Penicillium
notatum. L'azione antibatterica di questo composto venne osservata per la
prima volta nel 1928 da Alexander Fleming; dieci anni più tardi Ernst Chain, Howard
Florey e altri
scienziati riuscirono a purificare la penicillina, nonché a delinearne le
caratteristiche principali.
La penicillina uccide i batteri con un meccanismo d'azione che ne inibisce la crescita; di
conseguenza agisce sui bacilli che si stanno riproducendo attivamente, ma non
su quelli in stato di quiescenza. È efficace contro una vasta gamma di
microrganismi patogeni, fra cui pneumococchi, streptococchi, gonococchi, meningococchi, il
clostridio del tetano e
la spirocheta della sifilide.
È stata impiegata con successo nel trattamento di malattie mortali come l'endocardite batterica subacuta, la setticemia, la gangrena gassosa, ma anche della gonorrea e della scarlattina. Gli effetti tossici prodotti dalla
penicillina sono in genere limitati a reazioni allergiche.
Nonostante l'efficacia dimostrata dalla penicillina nella
terapia di una vasta gamma di malattie, essa non è in grado di combattere le
infezioni sostenute da certi ceppi di stafilococchi, a causa della capacità di questi batteri di
produrre un enzima, la penicillinasi, che distrugge la
penicillina. Inoltre gli enterococchi e molti altri bacilli responsabili di
infezioni respiratorie e urinarie hanno sviluppato resistenza alla penicillina.
In seguito a queste osservazioni è stato isolato un precursore biologico della
penicillina, dal quale sono state costruite le cosiddette penicilline
semisintetiche, le più importanti delle quali sono la meticillina e
l'ampicillina. La meticillina è molto efficace contro gli stafilococchi che
producono penicillinasi, mentre l'ampicillina inibisce gli enterococchi e i
bacilli resistenti.
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Molte importanti scoperte scientifiche sono state opera di dilettanti. Leeuwenhoek era un semplice mercante di stoffe. Nel suo mestiere venivano comunemente impiegate "perle di vetro", piccole lenti quasi sferiche per l'esame dettagliato dei tessuti. A nessuno dei suoi colleghi venne in mente di osservare qualcosa di diverso dai tessuti, forse non immaginava neppure che ci fosse qualcosa di degno d'attenzione. Leeuwenhoek, invece, spinto da una naturale quanto insaziabile curiosità, si mise ad osservare tutto ciò che gli capitava intorno. Esaminò la saliva e il sangue, l'acqua degli stagni, l'aceto, la birra e una infinità di altre cose. Potenzialmente ogni soggetto era buono, ma l'acqua di stagno o anche di una effimera pozzanghera, più sporca era meglio si prestava all'occasione, era l'oggetto di indagine più interessante. Scoprì e descrisse molti microorganismi. Inviò relazioni alla prestigiosa Accademia Inglese delle Scienze, la Royal Society di Londra, che le diffuse ampiamente. La moderna microbiologia ebbe il suo fondatore in un semplice amatore, ma la comunità scientifica si accorse dell'importanza di queste scoperte solo dopo parecchi decenni. Il primo merito di Leeuwenhoek è stato quello di spostare l'attenzione dai tessuti agli oggetti naturali. Allo scopo di ottenere ingrandimenti sempre più elevati, egli lavorò lenti di dimensioni sempre più piccole, fino a 1-2 mm di diametro. Lenti così piccole e potenti sono difficili da manipolare e da mantenere a fuoco, per superare questi inconvenienti egli le montava fra due piastre di ottone forate. Sistemava inoltre i campioni da osservare sulla punta di una vite, in modo da potere regolare con cura la loro distanza dall'obiettivo. L'osservatore doveva tenere lo strumento molto vicino all'occhio e guardare attraverso la lente |
Sostanzialmente questo strumento era formato da una sola lente di ingrandimento. Data l'elevata curvatura delle sue superfici, questa lente era molto potente e consentiva di raggiungere 300 ingrandimenti, circa 1/3 dell'ingrandimento di un microscopio moderno. In ottica, lo strumento formato da una sola lente è definito microscopio semplice. Ai tempi di Leeuwenhoek, Robert Hooke, fisico inglese, aveva già costruito un microscopio composto, formato da due gruppi di lenti: obiettivo e oculare, tuttavia le tecniche di costruzione delle lenti non erano ancora perfezionate, di conseguenza questo tipo di strumenti presentava gravi difetti ottici che lo rendeva meno efficace del microscopio semplice. E' solo nella prima metà dell'800 che il microscopio composto fu perfezionato.
Leeuwenhoek costruì centinaia di microscopi. Alcuni di questi ci sono pervenuti e sono conservati nei musei (fig sopra). Tutto sommato, questo apparecchio era ancora molto scomodo da usare e mancava di un efficace sistema di illuminazione.
1. INTRODUZIONE
Prioni
Particelle proteiche, anche dette proteine prioniche (PrP), responsabili di
gravi malattie infettive dell’uomo e degli animali. Tra le malattie da prioni
più note vi sono l’encefalopatia spongiforme bovina (o “morbo della mucca
pazza”), la malattia di Creutzfeldt-Jakob e lo scrapie (patologia che
colpisce gli ovini).
2.
IDENTIFICAZIONE DEI
PRIONI
I prioni vennero identificati per la prima volta alla fine
degli anni Settanta da Stanley Prusiner, che isolò l’agente responsabile dello scrapie.
Prusiner dimostrò che, diversamente dalle infezioni note fino ad allora, questo
morbo non era causato da agenti virali o batterici, ma da agenti formati da
proteine aventi una conformazione tridimensionale alterata, che nella loro
forma normale vengono prodotte dagli organismi a livello di alcune cellule
nervose. Il meccanismo di propagazione della PrP non è ancora stato del tutto
chiarito, anche se secondo alcune ipotesi la forma patologica della proteina
potrebbe agire da stampo per l’alterazione conformazionale della PrP normale.
Sebbene sia stato dimostrato che le PrP sono infettive, non è facile trovare
tracce della loro presenza nell’organismo. Esse, infatti, non sono visibili al
microscopio elettronico, non danno luogo a infiammazione cerebrale, né a
reazioni del sistema immunitario. Quest’ultima proprietà è probabilmente dovuta
al fatto che gli anticorpi non riescono a distinguere le due forme, normale e
patologica, di PrP e, dunque, non riescono a difendere l’organismo dalle
malattie causate da questi agenti.
3.
MALATTIE DA PRIONI
Le malattie da prioni nell’uomo
comprendono la malattia di Creutzfeldt-Jacob; il kuru; la sindrome di
Gerstmann-Sträussler-Scheinker; l’insonnia familiare fatale. In particolare, la
sindrome di Gerstmann-Sträussler-Scheinker è una malattia neurodegenerativa che
si manifesta con disordine delle funzioni cerebrali, disorientamento, perdita
della capacità di scrittura e di calcolo; nell’insonnia familiare fatale i
soggetti colpiti manifestano una insonnia totale e giungono a morte in breve
tempo. Questa patologia presenta anche i sintomi della malattia di
Creutzfeldt-Jacob.
Negli animali i prioni sono responsabili dell’encefalopatia spongiforme
bovina e dello scrapie. Lo scrapie, in particolare, è comune tra
gli ovini ed endemico in molte parti del mondo. Tra le sue manifestazioni vi
sono la perdita della coordinazione nervosa e intenso prurito. Non è ancora
stato dimostrato che l’uomo possa ammalarsi di malattie da prioni alimentandosi
con carni di ovini infetti.
4.
PRIONI
ED EREDITARIETÀ
Prima dell’identificazione dei prioni, tali malattie
degenerative non erano messe in relazione per una possibile causa comune, ma
soltanto per il fatto che esse conferiscono un aspetto spugnoso ai tessuti
cerebrali, riscontrabile solamente mediante autopsia dopo il decesso; per
questo motivo, tali patologie venivano indicate collettivamente con il nome
generico di encefalopatie spongiformi.
È stato dimostrato che
circa il 10% di tutte le patologie causate da prioni sono malattie genetiche,
dovute a mutazioni spontanee nel gene che codifica per la proteina PrP o alla
acquisizione per via ereditaria di tale gene in forma mutata, nel caso in cui
la modificazione si sia verificata in uno dei genitori e sia presente nelle
cellule riproduttive (gameti). Ad esempio, fra gli israeliani di origine
slovacca e libica vi è un’alta incidenza della malattia di Creutzfeldt-Jakob,
che fino a poco tempo fa si riteneva essere causata dall’abitudine di queste
popolazioni a cibarsi del cervello poco cotto di pecore affette da scrapie.
Con la scoperta della PrP e del gene che codifica per essa, è stato possibile dimostrare
che l’alta incidenza della malattia di Creutzfeldt-Jakob in queste popolazioni
è in realtà provocata da un elevato tasso di mutazione spontanea nel gene che
codifica per la PrP. Inoltre, la stessa malattia di Creutzfeldt-Jakob può
venire trasmessa anche in modo ereditario, come è stato dimostrato in alcune
famiglie i cui membri ne sono quasi tutti affetti.
È interessante notare che tutte le forme alterate di PrP sono infettive,
siano esse estratte dal cervello di individui affetti dalla forma infettiva
oppure da quelli che sono affetti dalla forma genetica della malattia. Anche la
sindrome di Gerstmann-Straussler-Scheinker e l’insonnia familiare fatale
sembrano seguire una trasmissione di tipo ereditario.