Medicina: individuata una forma di stafilococco resistente
agli antibiotici
Medicina:
individuata una forma di stafilococco resistente agli antibiotici
Luglio
97
Un
rapporto medico proveniente dal Giappone ha diffuso la notizia di un batterio,
appartenente al ceppo dello stafilococco, resistente agli antibiotici. Keiichi
Hiramatsu, dell’università Juntendo di Tokyo, avrebbe osservato, su un bambino
convalescente da un intervento al cuore, una forma di Staphylococcus aureus
su cui il consueto trattamento con l’antibiotico vancomicina si sarebbe
rivelato inefficace. L’infezione sarebbe stata debellata soltanto facendo
ricorso all’arbekacina, un antibiotico ancora poco conosciuto. La stessa forma
di stafilococco è stata in seguito identificata in almeno altri 100 ospedali
giapponesi.
Lo Staphylococcus
aureus è un batterio di forma sferica diffuso in generale nell’acqua, sulla
pelle e nelle mucose. Introdotto nel nostro organismo, può generare infezioni
di varia natura: da quelle della pelle, come i foruncoli, a quelle dei polmoni
come la broncopolmonite e del sangue come la setticemia. L’incidenza delle
infezioni da stafilococco tra i pazienti degli ospedali, che spesso presentano
ferite aperte e un sistema immunitario indebolito, è particolarmente alta:
soltanto negli Stati Uniti i degenti che muoiono ogni anno per complicazioni da
stafilococco sono circa 10.000.
Responsabile
dell’inefficacia della vancomicina è in ultima analisi la legge della selezione
naturale, valida ovviamente anche per i microrganismi: mentre i più deboli
muoiono per effetto degli antibiotici, quelli più resistenti sopravvivono e si
riproducono, generandone altri più forti, contro i quali i vecchi farmaci
possono poco o nulla. Si rende quindi necessaria una continua ricerca per il
miglioramento degli antibiotici.
L’aspetto
più preoccupante della questione è che non sono più molti i preparati
antibatterici idonei a sostituire quelli che a poco a poco diventano
inefficaci. Dopo la penicillina, adottata negli anni Quaranta, e la
meticillina, a cui lo stafilococco ha cominciato ad assuefarsi negli anni
Sessanta, la vancomicina, attualmente in uso, era considerata l’ultimo baluardo
contro l’azione infettiva dello stafilococco.
Le
misure suggerite dalle autorità sanitarie per conservare più a lungo
l’efficacia degli antibiotici sono principalmente di natura preventiva e mirano
a limitarne l’uso ai casi in cui ne sia comprovata l’efficacia e accertata la
necessità. In particolare, consigliano di non utilizzare gli antibiotici in
caso di infezioni virali, contro le quali non hanno alcuna utilità; di prestare
particolare attenzione alla pulizia e all’igiene e di non interrompere prima
del tempo l’assunzione antibiotici, per evitare che i batteri vengano a
contatto con il principio attivo del farmaco e diventino resistenti a esso.
I Centers
for Disease Control and Prevention (CDC) forniscono informazioni sulla
forma di stafilococco resistente alla vancomicina alla pagina Web Staphylococcus
aureus.
Gli
utenti che non possono accedere a World Wide Web cliccando sulle parole evidenziate
in questo articolo, trovano qui elencati gli indirizzi dei relativi siti
Internet.
Centers for Disease Control and Prevention:
http://www.cdc.gov/
Staphylococcus
aureus:
http://www.cdc.gov/ncidod/hip/vrsa.htm