Bruno Pacifici Pagina 8 30/08/99
Trasporto attraverso le membrane e ruolo della corrente protonica nello sviluppo e ramificazione ifale
La membrana plasmatica è
Completamente permeabile
per le piccole molecole idrofobe (02, N2,benzene)
e le piccole molecole polari
neutre (H20, C02 e glicerolo)
completamente impermeabile alle molecole di grandi dimensioni
a tutte le molecole dotate di carica elettrica (ioni)
Gli ioni tuttavia possono entrare all’interno della
cellula grazie all’intervento di proteine di membrana note come carriers,
che risultano implicate anche nel controllo dello sviluppo ifale (jennings,
1979). È stato accertato che i carriers sono estremamente specifici mostrano
differente affinità anche per composti con composizione chimica simile Þ
differenti affinità per gli zuccheri da parte di un carrier permettono al fungo
di utilizzare gli stessi in modo sequenziale.
Esempio di trasporto attivo: la pompa
sodio/potassio.
Il potenziale di membrana è in progressiva caduta
lungo l’ifa man mano che ci si avvicina all’apice. In generale, il rapporto
sodio/potassio non è uguale nelle diverse cellule che compongono l’ifa. In Dendryphiella
salina l’apice ifale è più permeabile delle rimanenti parti dell’ifa
rispetto al sodio e potassio (Jennings, 1979); ciò determina un più basso
rapporto K+/Na nell’apice. La maggior permeabilità dell’apice
agli ioni determina un flusso di potassio lungo l’ifa verso l’apice. La
corrente protonica tende a mantenersi costante in quanto la concentrazione del
K+ nelle porzioni distali è mantenuta elevata grazie all’azione di
pompe sodio/potassio che portano il potassio entro l’ifa scambiandolo con ioni
idrogeno o sodio.
ß
La corrente protonica all’interno dell’ifa è generata quindi dalla diversa permeabilità della membrana plasmatici apicale rispetto a quella delle altre porzioni ifali e mantenuta grazie all’azione della pompa
ß
Tale corrente elettrica potrebbe essere responsabile del movimento delle vescicole verso l’apice
Il movimento dell’acqua intracellulare sembra legato
anche all’assorbimento di zuccheri dal substrato, poiché la regione maggiore
di assorbimento è quella apicale, questo determina un aumento della pressione
osmotica apicale con richiamo dell’acqua dalle porzioni ifali distali.
Il fenomeno del trasporto dei soluti (flusso
citolplasmatico) verso l’apice sembra avere anche nei funghi filamentosi una
configurazione elettro-osmotica,n come si verifica nelle cellule di alghe
giganti.
NOTA: è interessante notare che, quando la concentrazione
protoplasmatica del K+ e degli altri soluti nel micelio aumenta,
diminuisce l’allungamento ifale ed aumenta invece la ramificazione. Ciò
potrebbe essere la conseguenza di una diminuzione della permeabilità apicale al
K+ che determina una riduzione della corrente protonica e quindi
anche un rallentamento del trasporto verso l’apice delle vescicole, le quali,
collocandosi in posizioni sub apicali, funzionerebbero così come attivatori
della ramificazione ifale.
I miceli settati si trovano nelle divisioni Ascomycota, Basidiomycota, nei funghi Mitosporici e in alcuni Zygomycota, la struttura dei setti è spesso caratteristica in ciascun raggruppamento.
Negli ascomiceti i setti presentano generalmente un poro,
talvolta più di uno. Spesso il poro è di dimensioni tali da consentire il
passaggio del nucleo e di altri organelli citoplasmatici da una cellula ad
un'altra. Accanto al poro in posizione citoplasmatica troviamo il Corpo di
Woronin, organo rotondeggiante in grado di produrre l’occlusione.
Nei basidiomiceti il setto presenta, analogamente agli
ascomiceti, un poro, il doliporo, che è però delimitato da una struttura
caratteristica formata da rigonfiamenti parietali del bordo del poro stesso.
Nelle due porzioni citoplasmatiche adiacenti al doliporo, si trovano i parentosomi,
cappucci membranosi che confluiscono con i rispettivi reticoli endoplasmatici
delle due cellule confinanti, che possono essere o no perforati.
Molti autori tendono ad utilizzare l’ultrastruttura
dei setti per scopi tassonomici.
Meccanismi di formazione dei setti:
Mangenot e Reisinger (1976) distinguono la
settazione dei conidi in,
Eusettazione: il setto si forma attraverso un processo di
estensione della parete interna che si espande centripetamente, per
introflessione, in un punto determinato della spora
Distosettazione: il setto si forma da un nuovo strato parietale che si introflette in modo centripeto dopo avere ricoperto l’intera superficie interna della cellula.
Processo
doppio: il setto si forma per
introflessione della parete interna della cellula che viene successivamente
ricoperta da uno strato parietale nuovo.
Secondo Marchant (1979) nei Funghi Mitosporici la
formazione dei setti nei conidi è seguita da una otturazione del poro tanto da
dare completa individualità alle cellule che li compongono.
Es: la formazione del setto alla base delle spore di
Tritirachium oryzae (Funghi mitosporici) procede per introflessione
della parete interna dell’apice ifale (cellula conidiogena), con ispessimento
successivo della parete settale. Il distacco e la liberazione della spora
avviene grazie alla formazione di una zona litica esattamente nella parte
mediana del setto (Cole e Samson, 1979).
Es: in Saccharomyces cerevisiae il processo
di separazione di una nuova cellula inizia con la formazione di un anello
chitinico che protrude nel lume della cellula madre; con lo sviluppo centripeto
di questo anello si ha la formazione di un disco di separazione tra le due
cellule. Il fenomeno è seguito dalla deposizione di materiale parietale che
porta alla formazione due nuovi strati che si sovrappongono ai due lati del
disco di separazione. Con il distacco della cellula figlia il disco di
separazione resta e si fonde nella cicatrice della cellula madre. (Cabib et al., 1979). La formazione del setto è preceduta dalla
attivazione della chytin synthetase, la chitina sembra coinvolta infatti nella
formazione dell’anello.