L'isoelettrofocalizzazione (IEF)

I composti che verranno caricati in una zona di pH inferiore al loro punto isoelettrico sono carichi positivamente e migrano verso il catodo fino a raggiungere il proprio punto isoelettrico.

Quelli che vengono caricati in una zona di pH superiore al proprio punto isoelettrico migreranno verso l'anodo fino a raggiungere il proprio pI.

 

IEF verticale su colonna

 

Viene utilizzata a scopo preparativo.

 

IEF su gel orizzontale

 

Viene utilizzata a scopo analitico.

 

Rivelazione e identificazione

 

- Si sfrutta l'assorbimento e o la fluorescenza nell'ultravioletto. Ad esempio per gli acidi nucleici e le proteine in gel di poliacrilamide si sfrutta l'assorbimento a 260-280 nm.

- per un'analisi nel visibile si ricorre a una colorazione preventiva. L'eccesso di colorante deve essere rimosso. Prima di ogni colorazione però l'elettroforegramma deve essere fissato per ridurre la diffusione delle bande. (vale soprattutto per l'IEF). La soluzione di fissaggio può essere ad esempio acido tricloroacetico al 10% (per 30 minuti). Poi i campioni vengono colorati per 10 minuti col colorante appropriato (Blu Coomassie Brilliant R-250 per le proteine ad esempio). L'eccesso di colorante deve essere rimosso con ripetuti lavaggi in un decolorante (una soluzione acquosa di etanolo al 25% e acido acetico all'8%)

- la rivelazione degli enzimi avviene non fissando l'elettroforegramma e impiegando le tecniche di istochimica, in cui il substrato di un enzima si trasforma in un prodotto colorato insolubile. Il gel quindi viene fatto venire in contatto col substrato in condizioni tali che l'attività enzimatica sia ottimale.

- se invece il composto è radioattivo si procederà con l'autoradiografia.