Cromatografia di affinità

 

Il metodo necessita, dunque, di una dettagliata conoscenza della struttura e delle specificità del composto da purificare, in modo da poter allestire accuratamente le condizioni di separazione che diano la resa più elevata. Nel caso di un enzima, il ligando può essere rappresentato dal substrato, da un inibitore reversibile o da un attivatore.

Materiali

 

La matrice ideale per cromatografia d'affinità deve possedere le seguenti caratteristiche:

1. Deve contenere gruppi reattivi numerosi e adatti a legare covalentemente il ligando.

2. Deve essere stabile nelle condizioni d'interazione con la macromolecola e nella successiva eluizione.

3. Non deve interagire, se non debolmente, con altre macromolecole.

4. Deve possedere buone capacità di flusso.

 

le matrici insolubili impiegate

  1. cellulosa     polimero del glucosio (D) con legami b (1->4)

  2. Destrano (Sephadex)      polimero del glucosio (D) con legami a (1->6)

  3. Agarosio (Sepharose e Biogel A)   polimero del galattosio con legami b (1->4)    D galattosil b (1->4) 3.6 anidro L-galattosio

  4. Poliacrilammide copolimero della acrilammide e della bisacrilammide 

  5. Vetro poroso preparato per riscaldamento del sodio borosilicato a 700-800 °C. Le fasi borato e silicato si separano e per trattamento con acidi si ottiene la fase silicica in forma porosa.