Soia Roundup Ready: la soia geneticamente manipolata arriva in
Europa
Un breve riassunto
Nel novembre 1996, per la prima volta, sarà immessa sul mercato
europeo soia geneticamente manipolata proveniente dagli USA. Il confronto
sull'uso dell'ingegneria genetica in agricoltura si sposta quindi ad un
altro livello: una pianta con geni che sono stati manipolati da esseri
umani sarà distribuita in grandi quantità. La soia si troverà in molti
alimenti, dalla margarina ai cibi per bambini, alla cioccolata.
La soia geneticamente manipolata, venduta sotto il nome commerciale di
Soia Roundup Ready (SRR) è stata resa resistente all'erbicida Roundup
(principio attivo: glifosato). L'erbicida Roundup è usato in agricoltura
per eliminare le piante infestanti. Un gene inserito nella soia manipolata
fa sì che essa possa tollerare una dose doppia di Roundup.
Questi sviluppi indicano che l'industria chimica e l'agricoltura si
stanno muovendo in un una direzione pericolosa: adattare le piante ai
veleni chimici. Ma il futuro dell'agricoltura non può basarsi sull'uso
continuato di erbicidi e sulla manipolazione genetica delle piante. Solo
un'agricoltura ecocompatibile che rifiuti i pesticidi può garantire la
sopravvivenza degli habitat naturali e della biodiversità, e la protezione
dei suoli e dell'acqua.
La SRR, di cui la Monsanto ha il brevetto in esclusiva, è stata in
vendita negli USA sin dalla primavera di quest'anno. La strategia della
Monsanto è chiara: questa multinazionale non trarrà profitti solo dalla
vendita della SRR, ma ovviamente anche dell'erbicida "accessorio" Roundup.
La Monsanto, per prevenire la reazione dei consumatori dopo l'immissione
sul mercato di soia geneticamente modificata si è preoccupata, grazie
all'appoggio delle autorità USA, di evitare che i prodotti geneticamente
modificati siano etichettati per essere riconoscibili. I consumatori
rimarranno ciechi e non sapranno mai che cosa mangiano: i raccolti di soia
naturale e di quella geneticamente modificata saranno accuratamente
mescolati in America.
E' noto che i consumatori non approvano gli alimenti geneticamente
modificati: in Germania, oltre l'80% dei consumatori (sondaggio Emnid,
settembre 1996) non vorrebbe mangiarli. Ma nel marzo 1996, la Commissione
dell'Unione Europea ha concesso alla Monsanto di importare i semi di soia
manipolati in Europa, dove saranno ridotti in farina. La Commissione
dell'Unione Europea ha anche votato contro l'etichettatura dei prodotti
geneticamente manipolati, sotto la minaccia USA di sanzioni economiche.
Ciò vuol dire che i diritti dei consumatori sono stati del tutto
ignorati. I consumatori non sono consultati e gli si presenta il fatto
compiuto. Non possono nemmeno usare il loro potere di acquirenti per
decidere se vogliono o meno sostenere questa forma di agricoltura
altamente industrializzata. E quando la soia geneticamente manipolata si
sarà stabilmente insediata sul mercato europeo sarà troppo tardi per
tornare indietro.
Greenpeace si oppone fermamente al rilascio nell'ambiente di organismi
geneticamente manipolati poichè i rischi ambientali e sanitari non
possono essere calcolati. La soia geneticamente manipolata non deve
entrare nella nostra alimentazione.
I rischi della manipolazione genetica
1) Diffusione incontrollata
Con gli organismi geneticamente manipolati c'è sempre il rischio che
l'aggiunta di un gene estraneo faccia manifestare caratteristiche non
previste e non prevedibili che diano ai ceppi bioingegnerizzati un
vantaggio competitivo rispetto alla flora e fauna naturale. Le piante
manipolate potrebbero soppiantare le altre nella competizione per la luce,
l'acqua o i nutrienti e ciò risulterebbe in un cambiamento a lungo termine
delle comunità vegetali, allungando la lista delle specie minacciate di
estinzione.
Sebbene la SRR sia stata studiata in colture sperimentali, esistono
ancora notevoli lacune nelle nostre conoscenze. Il passaggio dalle piccole
colture sperimentali alle piantagioni in grande scala aumenta anche le
possibilità di rischio. La soia manipolata eliminerà le altre piante?
Entrerà in nuovi ecosistemi? Subirà cambiamenti a lungo termine a causa
della sua resistenza alle sostanze tossiche?
La SRR sarà esportata anche in Asia, Australia e nelle Isole del
Pacifico dove c'è il rischio di incrocio con le varietà originali della
soia, giacché è qui che si localizza l'area di origine della soia
"selvatica". In questo modo, i geni introdotti artificialmente potrebbero
intrufolarsi nel patrimonio genetico delle popolazioni naturali di soia e
diffondersi. Per descrivere questo fenomeno è già stato coniato il termine
"inquinamemto ambientale genetico" e nessuno può predirne gli effetti
sull'evoluzione delle biocenosi.
2) Allergie causate dalla soia geneticamente modificata
Secondo Monsanto i test effettuati dimostrano che non esiste un
aumento del rischio di allergie a causa della manipolazione genetica cui è
stata sottoposta la SRR. I test sono stati effettuati su ratti, mucche,
polli e pesci.
Gran parte della farina di soia è usata come mangime per animali. I
dati diffusi dalla Monsanto dicono che i test sono stati condotti per un
massimo di dieci settimane. Ciò vuol dire che è completamente impossibile
predirre gli effetti a lungo termine e quelli sulle generazioni
successive.
Dopo l'introduzione della soia geneticamente manipolata i consumatori
saranno ridotti al livello insospettabile di cavie da laboratorio, visto
che modificazioni anche piccole nella struttura proteica possono scatenare
nuove allergie. Quando furono effettuati appositi studi su semi di soia in
cui era stato introdotto un gene delle noci brasiliane (Università del
Nebraska) si scoprì che la capacità di scatenare reazioni allergiche era
stata trasferita dalle noci brasiliane alla soia: persone allergiche alle
noci brasiliane non potevano più mangiare soia. In questo caso fortunato
erano disponibili i sieri per effettuare le necessarie analisi.
A questo punto la Monsanto è passata a sostenere che i rischi erano
solamente ipotizzati, che non esistevano le prove definitive. Ma
l'esperienza ci dice che è sempre facile essere saggi, col senno di poi.
Greenpeace sostiene che soprattutto all'industria alimentare bisogna
applicare il principio precauzionale: nel dubbio, si deve scegliere la via
della prudenza. Quando le carcasse di pecore furono date in pasto alle
mucche, nessuno avrebbe pensato che sarebbe scoppiato il caso della "mucca
pazza". Ma è successo.
3) Soia negli alimenti: dal cibo per bambini al
cioccolato
Il piano per il raccolto di soia di quest'autunno è di mescolare negli
USA la soia geneticamente manipolata con quella naturale e di esportare
tutto verso i mulini dell'Europa dove i semi di soia, ricchi di proteine e
grassi naturali, saranno trasformati in olio e farina. La grande
maggioranza della farina di soia è usata per alimenti per animali ad alto
contenuto proteico, il resto è per il consumo umano. Gli olii, d'altra
parte, sono usati dalle industrie alimentari per ulteriori lavorazioni. In
molti alimenti si usa aggiungere la lecitina che è ottenuta principalmente
dall'olio di soia ed è usata come stabilizzante o emulsionante. Ad esempio
la lecitina fa sì che i grassi e l'acqua della margarina non si separino,
in modo che la margarina possa essere spalmata con facilità.
La soia si può trovare nel muesli e nelle aringhe affumicate, nei
dolci, nei biscotti e in generale in pasticceria, nella carne e negli
alimenti dietetici e per bambini, solo per fare pochi esempi.
Un'associazione di consumatori di Bonn ha stimato che nella sola Germania
ci sono tra 20.000 e 30.000 prodotti alimentari che in una forma o in
un'altra possono contenere derivati della soia geneticamente manipolata
che provene dalla multinazionale americana Monsanto. Tra l'altro, sia
l'olio di soia che quello di colza possono essere etichettati come "grassi
vegetali" o grassi vegetali idrogenati". La lecitina può a sua volta
essere etichettata come E 322. I consumatori non ci capiranno mai nulla.
4) La nuova creatura della Monsanto: l'agricoltura sulla strada
sbagliata
Ci sono interessi economici molto concreti dietro all'affare
della soia sfruttato dalla Monsanto. I metodi di coltivazione e
lavorazione dell'industria alimentare non si adattano più alle piante
coltivate, si segue la via opposta: si producono artificialmente le piante
adatte agli scopi dell'industria e del commercio. E' quel che si dice
"ottimizzare" le colture. Ad esempio, nella varità di pomodori
geneticamente modificati chiamata Flavr Savr il gene responsabile
dell'ammorbidimento del frutto durante la maturazione è stato "spento",
ovvero disattivato. In questo modo questi ortaggi possono restare più a
lungo sui banchi del supermercato, sembrando più freschi.
Nel caso della SRR della Monsanto, sono state aggiunte parti del
genoma di un virus (virus del mosaico del cavolfiore), di un batterio
(Agrobacterium sp.) e della petunia (Petunia hybrida). Con
questi geni la soia manipolata può tollerare gli effetti dell'erbicida
tossico Roundup, che blocca i processi metabolici delle altre piante,
uccidendole. Nel frattempo, altre piante utili all'agroindustria sono
state rese tolleranti a questo erbicida (vedi sotto).
La soia è stata manipolata geneticamente in modo tale che i contadini
possono e in pratica devono usare l'erbicida Roundup prodotto dalla stessa
Monsanto durante tutto il periodo di coltura, aumentando la loro
dipendenza dall'erbicida. Monsanto spaccia la SRR come un grande successo
ecologico sostenendo che la sua soia geneticamente manipolata è "una
soluzione intelligente a favore dell'ambiente" e dichiarando che in futuro
molti meno erbicidi saranno sparsi sui campi di soia. Non si spiega perché
i contadini non possano usare più erbicidi ora che la soia tollera dosi
doppie di Roundup. Oltretutto, la bioingegneria sa ancora troppo poco
dell'interazione tra i geni e tra essi e l'ambiente per fare previsioni
efficaci. Monsanto ha già sulle spalle alcuni disastri per quel che
concerne la resistenza di piante geneticamente manipolate agli agenti
infestanti e non sempre è stata in grado di soddisfare le proprie
promesse, ad esempio con il cotone Bollgard (vedi il capitolo: Monsanto:
il veleno e l'ingegneria genetica).
Fare affari con la soia: c'è né ancora tanta non manipolata, ma
per poco.
Quest'anno per la prima volta sono state piantati i semi di soia
manipolati geneticamente. Tanto per cominciare, si tratta dell'1-2 % del
raccolto totale che negli USA sarà di circa 62 milioni di tonnellate. Gli
USA sono il maggior produttore mondiale di soia, considerata una
produzione globale di circa 135 milioni di tonnellate. Al contrario, ci
sono solo pochi campi di soia nell'Unione Europea: in Francia e in Italia.
I mulini europei, che nel 1995 hanno lavorato circa 15 milioni di
tonnellate di soia producendo olii, farine ed altri derivati, dipendono
pesantemente dalle importazioni: il 60% di esse viene dagli USA ed un
restante 30% da Brasile e Argentina.
C'è ancora la possibilità per assicurarsi che nei prodotti alimentari
europei sia usata solo soia non geneticamente manipolata. Ma il tempo sta
scadendo. In Brasile, Monsanto ha già presentato domanda per piantare la
SRR. In Argentina, il permesso è già stato accordato.
L'argomento sostenuto da alcune industrie alimentari europee, cioè che
a causa del mescolamento con la soia normale è impossibile usare prodotti
che non contengano soia geneticamente modificata, fa acqua da tutte le
parti. Se la maggioranza dei consumatori rifiuta la soia manipolata
l'industria di trasformazione saprà farne a meno, e comunque esistono
organizzazioni in grado di reperire quantitativi più che sufficenti per il
mercato europeo di soia "naturale". Ma la realtà è che anche in questo
settore industriale qualcuno preferisce tenere il consumatore all'oscuro:
l'Associazione Tedesca dei Produttori di Olio si è opposta fin dall'inizio
all'etichettatura della soia manipolata ed è stata molto soddisfatta
quando la Commissione Europea ha deciso che se ne poteva fare a meno.
Per l'industria alimentare che si è scherata a favore dei prodotti
geneticamente manipolati, la SRR sarà la prova del fuoco. E' la prima
volta che una pianta bioingegnerizzata sarà utilizzata per un così gran
numero di prodotti alimentari. I "pionieri" di quest'avventura saranno i
maggiori gruppi del settore agro-alimentare, che sperano di tagliare i
costi usando prodotti manipolati geneticamente, e di ottenere così
l'accesso a materie prime più a buon mercato. I giganti del settore,
Unilever, Nestlé e Danone hanno deciso che la RSS della Monsanto è sicura,
senza differenze apprezzabili con la soia "convenzionale".
La maggioranza dei consumatori rifiuta gli alimenti geneticamente
manipolati. Alcuni dei rischi generati dall'immissione di piante
bioingegnerizzate nell'ambiente sono noti. Fino ad ora, l'opinione dei
consumatori, che non vogliono correre questi rischi, è stata semplicemente
ignorata. L'introduzione della SRR è il test che deciderà fino a che punto
i consumtori europei possono determinare la direzione che l'agricoltura e
l'industria alimentare devono intraprendere. Il futuro dell'agricoltura e
la disponibilità alimentare mondiale devono basarsi su colture
ecocompatibili e senza pesticidi. Il Roundup e la RSS sono vicoli ciechi.
ECCO PERCHE' GREENPEACE CHIEDE CHE:
* gli organismi geneticamente manipolati non siano dispersi
nell'ambiente, e che
* la soia geneticamente manipolata (SRR) non sia usata negli
alimenti.
MONSANTO: il veleno e l'ingegneria genetica
Con un fatturato annuo di circa 9 miliardi di dollari USA, Monsanto
non è esattamente un leader mondiale della chimica. Monsanto in realtà è
diventata famosa, o meglio famigerata, quando durante la guerra del
Vietnam sviluppò e produsse il tristemente noto "Agente Arancio", un
defoliante tossico. La gente in Vietnam sta ancora soffrendo per le
conseguenze dell'uso indiscriminato di questo veleno micidiale.
Alla Monsanto si qualificano come "leaders" nel campo della
biotecnologia ed in realtà con oltre 30.000 impiegati in tutto il mondo la
compagnia ha un'ampia gamma di prodotti che fanno uso di ingegneria
genetica. Il Gruppo è organizzato in quattro divisioni. Tra l'altro, la
sezione agro-industria è responsabile per gli alimenti e gli erbicidi, e
quella chimica per i prodotti di plastica e di chimica industriale. Fino a
pochi anni fa Monsanto era uno dei maggiori produttori di PCB, policloro
bifenili, sostanze cancerogene ora vietate quasi ovunque. La controllata
Searle è attiva nel ramo farmaceutico e la NutraSweet ha fatto affari con
il dolcificante omonimo, a base di aspartame.
L'erbicida Roundup
Si stima che circa il 15% del fatturato della Monsanto sia dovuto al
Roundup, un erbicida a base di glifosato che è il più venduto al mondo. In
America si calcola che ne vengano spruzzati sui campi fino a 11.800
tonnellate l'anno. Il problema della Monsanto è che l'esclusiva
venticinquennale per la produzione di glifosato scade tra quattro anni. Da
qui l'idea ingegnosa della Monsanto: usare i semi della soia manipolata
per continuare a trarre profitti dall'uso di Roundup anche dopo che la
licenza esclusiva per l'erbicida sarà scaduta. Questa volta i profitti non
verranno dalla vendita dell'erbicida, ma dei semi di soia (e di altre
piante: vedi sotto) che "dipendono" dall'uso di glifosato.
"L'erbicida Roundup si degrada rapidamente nel suolo" dice la
Monsanto. "Anche dopo un lungo uso non ci sono effetti nell'ambiente".
Queste affermazioni ignorano deliberatamente il fatto che ogni erbicida
lascia tracce nell'ambiente: dopo tutto si usa proprio per distruggere le
erbacce. Inoltre, in California il Roundup è stato identificato quale
terza causa tra le malattie dovute all'uso di pesticidi nei lavoratori
agricoli.
Monsanto è assai fiera di dichiarare che il suo Roundup "si degrada
rapidamente per l'azione dei microorganismi in monossido di carbonio,
ammoniaca e fosfato", aggiungendo che dopo poche settimane non ci sono più
tracce rilevabili. In realtà, i test per provare ciò sono molto costosi ed
in molti paesi, anche in Europa, queste metodiche non fanno parte della
serie di analisi previste. Ma quando vengono effettuate, esse producono
risultati piuttosto diversi da quelli cui è pervenuta la Monsanto. A
seconda del tipo di suolo, il glifosato può essere reperibile fin dopo un
anno: nelle foreste in Svezia residui di glifosato sono stati trovati
ancora dopo tre anni. In più casi, il prodotto tossico di degradazione
AMPA (Acido Aminometilfosfonico) è stato trovato nelle falde acquifere.
Il cotone Bollgard: un colossale buco nell'acqua.
La manipolazione genetica del cotone si è rivelata un fiasco
colossale. Monsanto aveva promesso che il suo nuovo cotone
bioingegnerizzato avrebbe "naturalmente" prodotto una tossina contro un
bruco infestante, il bollworm, senza che ci sarebbe stato bisogno di usare
prodotti chimici. Il cotone Bollgard, accessoriato del gene per la tossina
Bt del batterio Bacillum thuringiensis, doveva produrre la tossina
Bt nelle proprie foglie che sarebbero dunque diventate non commestibili
per i bruchi. Nel primissimo anno di produzione i contadini americani
hanno piantato 700.000 ettari di cotone Bollgard. Ma i calcoli della
Monsanto erano sbagliati: gli esperti, dopo, hanno trovato che il Bollgard
non produceva abbastanza insetticida, e non abbastanza in fretta, per
proteggere i germogli dai bruchi. In certe aree, fino al 60% delle piante
sono state attaccate dai bruchi ed in Texas almeno 8.000 ettari di
piantaggioni sono stati completamente distrutti. I danni ammontano, per il
momento, a 1.500 miliardi di lire. Un clamoroso successo, per i bruchi.
Ma il peggio potrebbe ancora venire se le larve del bollworm
diventassero resistenti alla tossina Bt che è un insetticida naturale
molto usato in agricoltura biologica. Il fatto che ora i bruchi siano
esposti su grande scala a dosi non letali di tossina Bt crea le condizioni
ideali per tale processo. Chi pagherebbe i danni? Monsanto?
La storia del pomodoro che non marcisce
Monsanto ha salvato dalla bancarotta la compagnia californiana Calgene
che ha sviluppato il pomodoro bioingegnerizzato Flavr Savr, che non
marcisce. La coltura e la vendita del Flavr Savr è consentita negli USA
fin dal 1994. Ma per la Calgene il pomodoro è stato un disastro economico.
I consumatori si lamentano del gusto metallico. Oltre a ciò, il 30% dei
pomodori veniva schiacciato durante l'impacchettamento, col risultato che
gli impianti di packaging sono stati ridisegnati. I costi sono lievitati a
dismisura e solo il sostegno finanziario della Monsanto ha salvato la
Calgene dalla bancarotta.
Cucina genetica
Negli Stati Uniti la Monsanto possiede già l'autorizzazione per
immettere sul mercato svariate piante geneticamente manipolate: oltre alla
soia SRR e al cotone Bollgard, è stata registrata anche una patata
chiamata NewLeaf che dovrebbe resistere agli insetti. Ma non finisce qui.
Monsanto ha già annunciato l'immissione sul mercato di altre piante
geneticamente manipolate. Eccole: Mais Roundup Ready (resistente
ad alte dosi di erbicida Roundup) Cotine Roundup Ready ( " " " " " " )
Colza Roundup Ready ( " " " " " " ) Barbabietola da zucchero RR (
" " " " " " ) Pomodori che non marciscono Mais resistente agli
insetti Patata resistente a virus Patata più compatta
E' chiaro che la strategia del Gruppo agro-bio-chimico Monsanto è
quella di fare della produzione di colture Roundup Ready una parte
importante del suo sviluppo futuro. Recentemente Monsanto ha annunciato di
voler investire circa 200 milioni di dollari USA per modernizzare la linea
produttiva del Roundup. La loro speranza è di aumentare la vendita
dell'erbicida affermando un tipo di agricoltura altamente industrializzata
che usi i pesticidi e le piante a loro adattate per i prossimi decenni.
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