I tre grandi problemi sollevati dalle biotecnologie

I problemi sollevati a riguardo seguono 3 grandi direttrici:

  1. i potenziali rischi per la salute umana e l'ambiente, associati al rilascio di organismi transgenici, con l'utilizzo di alimenti geneticamente modificati e con l'uso di animali transgenici come fonte di organi per trapianti nell'uomo.
  2. gli scenari connessi con la brevettabilità del materiale genetico
  3. la riduzione della biodiversità
  • Nel 1992 le Nazioni Unite hanno organizzato a Rio de Janeiro la conferenza mondiale su ambiente e sviluppo
  • Agenda 21, un programma di sviluppo sostenibile per il pianeta da attuarsi in questo secolo.

Fino al 1996 erano stati immessi 28 organismi transgenici sul mercato tra cui SOIA, MAIS, POMODORO, TABACCO E COTONE.

Erano in procinto di essere immessi: PATATA, BARBABIETOLA DA ZUCCHERO, RISO,GRANO

SOIA e MAIS hanno per primi attratto maggiormente l'attenzione pubblica.
Frutto della ricerca condotta dalla Monsanto, una società multinazionale di base statunitense che dalla chimica si sta riconvertendo alla produzione di piante transgeniche e all'industria alimentare.
Dal 1994 questa multinazionale ha inglobato o acquisito partecipazioni nelle industrie d'avanguardia del settore ed è divenuta una delle compagnie più quotate a Wall Street.

La SOIA transgenica prodotta dalla Monsanto contiene un gene d'origine batterica che rende la pianta resistente al glifosato, un erbicida prodotto dalla stessa Monsanto e venduto in tutto il mondo col nome di Roundup.

Il MAIS prodotto dalla Ciba (poi fusasi con la Sondaz a formare un'altro colosso del settore, la Novartis) ha suscitato un ampio dibattito perché contiene il gene per una tossina chiamata Bt da Bacillus Thuringiensis, il batterio da cui deriva un efficace pesticida contro gli insetti che attaccano il mais.

 

OGM, un rischio per salute umana e per l'ambiente?

c'è un sostanziale accordo nell'escludere i rischi immediati,ma i rischi a medio e lungo termine?

 

Le industrie agroalimentari:

Centri pubblici di ricerca +

Commissioni ufficiali di controllo sugli organismi  per cui vengono richiesti il brevetto ed il permesso di commercializzazione

 "i nostri prodotti sono sicurissimi!"

"bisogna essere più cauti"

 

 

 

Chi definisce i criteri per la valutazione dei rischi?

Organismi sovranazionali come l'OCSE (o OECD), la FAO, l'OMS, più organismi nazionali con funzione consultiva (comitati misti composti da esperti scientifici)

 

Alcuni organismi di controllo hanno sollevato delle questioni da valutare proprio per gli esempi negativi di impatto sull'ambiente da parte degli Ogm::

Approfondisci in "I Presunti Pro e Contro"

 

 

In termini di una normale «valutazione di impatto ambientale», quando introduciamo nell'ambiente individui con caratteri genetici che non esistevano prima, non sapremo mai prevedere in anticipo le conseguenze che potranno verificarsi. Bisogna inoltre considerare che il piú importante requisito per la produzione industriale e la commèrcializzazione di qualsiasi merce è la standardizzazione. L'introduzione di geni estranei può spesso provocare effetti non previsti nelle piante, inibendo o modificando l'azione di altri geni: questo talvolta avviene nelle generazioni successive. Questo fenomeno sembra essere influenzato da fattori ambientali e climatici come la temperatura, la composizione del suolo, o persino l'età delle piante genitrici, tutte variabili che non vengono considerate negli esperimenti di laboratorio. 

Esempio 1: in parecchi Stati degli Usa le piante di cotone resistente al Roundup della Monsanto non hanno dato raccolto perché hanno perso le infiorescenze prima della maturazione. Nessun inconveniente di questo tipo si era mai verificato durante la fase di sperimentazione. 

Esempio 2: l'immissione nell'ambiente della Klebisiella planticola, un batterio geneticamente modificato in grado di produrre alcool dai rifiuti vegetali, ha avuto gravi conseguenze: quando i residui di produzione, contenenti batteri vivi, uscirono dai laboratori per essere usati come concime, produssero effetti devastanti, sterminando le piante dí frumento che avrebbero dovuto concimare; anche l'ecosistema del suolo venne modificato, con la proliferazione esplosiva di un verme nocivo.

Esempio 3: quando si introduce in una pianta, come si usa oggi, il gene per la resistenza a degli insetti (ad esempio il gene del Bacillus tburingensis, chiamato Bt, questa resistenza può non diffondersi in modo omogeneo nella pianta, da quando essa germoglia a quando essa muore, oppure può non distribuirsi uniformemente in tutte le parti della pianta. Di conseguenza può verificarsi un attacco precoce da parte degli insetti, che può distruggere il raccolto (questo è quello che si è verificato con le piante di cotone).

Esempio 4: gli insetti possono, per essere rimasti esposti troppo a lungo alla tossina Bt, sviluppare il fenomeno di «resistenza»: in questo caso vengono selezionati i piú resistenti fra loro, e la specie di insetti in questione diviene, nel corso dell'evoluzíone, addirittura indenne a quella tossina. In questo caso non solo si è introdotto qualcosa di inutile, ma siccome la tossina del Bacillus thuringensis, oggi spruzzata sui campi e prodotta utilizzando direttamente il microrganismo che la produce, serve come forma di difesa per le colture biologiche, si è recato un grave danno all'agricoltura biologica e si è pregiudicato cosí una forma di agricoltura corretta. Quest'ultima situazione si è già verificata in maniera molto estesa negli Stati Uniti, dove il Dipartimento di agricoltura (Usda) è alle prese con mille tentativi, fino a oggi assai poco riusciti, dí combattere il fenomeno di resistenza che si è creato nella piralide (parassita del mais) in seguito alla diffusione dí colture di mais Bt. Agli agricoltori americani che coltivano il mais Bt è stato detto nel 1999 di destinare il 20% del loro campo di mais a coltura tradizionale per combattere il fenomeno di resistenza (zona «di riserva»), poi di destinarvi il 40%, infine di non tenere conto di alcuna di queste indicazioni, in una ridda di comunicati che si smentivano regolarmente nel giro di pochi mesi. Questo perché gli effetti erano ogni volta diversi da quelli previsti. Tutto ciò ha contribuito, insieme a molte altre cause, alla forte riduzione delle coltivazioni biotecnologiche negli Stati Uniti nell'anno successivo.

Esempio 5: si è già verificato l'incrocio casuale tra piante coltivate e spontanee dello stesso tipo con trasferimento del carattere artificiale. Nel caso del gene Bt, la resistenza agli insetti nocivi viene in tal modo introdotta in altre specie, le quali potranno divenire infestanti, perché inattaccabili dagli insetti.

Esempio 6: Ugualmente dannoso potrebbe essere il trasferimento della tossina Bt al terreno, che studi scientifici hanno riscontrato di recente. Gli effetti nel tempo sono per ora ignoti.

Esempio 7: il danno più immediato e più visibile è quello che può derivare direttamente dalla tossina inserita nella pianta agli insetti non nocivi o ad altri organismi. Il caso della farfalla monarca che muore in presenza del mais Bt è stato presentato in uno studio su Nature (J.Losey et al., 399,214,1999) condotto dall'Università di Cornell: dopo pochi giorni il 44% delle farfalle nutrite con polline modificato erano morte. Rimane inoltre da tenere presente il fatto che l'inquinamento genetico avviene principalmente attraverso il polline, in grado di superare, attraverso il vento o attraverso gli insetti, distanze che arrivano fino a 4 chilometri. La distanza di sicurezza di 250 m., tra colture transgeniche e ambiente circostante, imposta dalle leggi più restrittive, diventa irrisoria. Non è un caso che il regolamento per l'etichettatura, emanato dalla Ue a gennaio del 2000, preveda un margine di contaminazione "consentita" dell'1%, in realtà del tutto inaccettabile.

Esempio 8: in vista dell'applicazione del nuovo regolamento europeo n.49/2000 che prevede di etichettare solo i prodotti che superino la soglia di contaminazione transgenica dell'1%, agricoltori, essiccatori e stoccatori delle regioni del Nord Est Italia hanno denunciato contaminazioni nel mais  che vanno dallo 0,2 a qualche unità percentuale. La contaminazione può essere avvenuta: 

grazie alla distribuzione gratuita a titolo dimostrativo di sementi transgeniche fatta da alcune ditte sementiere

a causa della dispersione del polline dalle coltivazioni sperimentali

da semi prodotti dalle multinazionali senza adeguata certificazione di essere esente da contaminazioni, come richiede la Direttiva 90/220

 

Grande accelerazione ha subito anche il settore di ricerca per gli Xenotrapianti, la tecnica per cui organi di animali transgenici sono trapiantati in pazienti umani => però

Un'altro punto che suscita molte controversie:

la brevettabilità => è l'unico strumento che può motivare le industrie a sostenere gli alti investimenti per lo sviluppo di un prodotto.

 

 

NOTA: la Direttiva 98/44/Ce approvata recentemente (12/5/'98) del Parlamento Europeo ammette la brevettabilità del materiale genetico, animale o vegetale se isolato dal suo contesto naturale con processi innovativi e finalizzati alla produzione.

grande impulso alla ricerca biologica


Alcuni brevetti vita concessi negli Stati Uniti sono così estesi da assicurare a singole società il monopolio virtuale sull'uso di intere specie.

 

2 esempi di problematiche connesse alla brevettabilità:

 

Approfondisci in  "I brevetti"
"La direttiva europea 98/44/Ce sulla protezione brevettuale delle invenzioni biotecnologiche"

 

 
Terzo aspetto problematico delle biotecnologie.:
la riduzione della biodiversità, ,oggi meno di 30 piante soddisfano il 95% del fabbisogno nutritivo mondiale!
,da 50 anni a questa parte ogni 6 ore scompare una varietà vegetale!

Se alcune piante geneticamente modificate diventeranno particolarmente convenienti dal punto di vista economico (ovviamente, per le multinazionali che controllano il mercato), si assisterà a una rapida riduzione delle varietà di piante e, in futuro, anche di animali. La grande industria, interessata alla omologazione delle colture, imporrà per ogni specie una sola o pochissime varietà, quelle che sono frutto della sperimentazione biotecnologica (quelle che sono brevettate e sulle quali si possono esigere diritti).

 

In una simile situazione di omologazione genetica, anche una sola infezione, un unico virus, propagandosi senza incontrare barriere, potrebbe distruggere in breve tempo tutto il raccolto mondiale di riso o di grano, creando da un giorno all'altro una carestia di estensione mondiale.

 

Approfondisci in "I Presunti Pro e Contro"