Pro
In campo medico ha portato alla nascita di nuovi farmaci più
economici, più efficaci, più sicuri (insulina per diabetici). Le nuove piante
produrranno di più, con meno concimi chimici e pesticidi, in meno spazio e con
meno acqua.
Contro
Le obiezioni degli attivisti sono sia di carattere etico: è
moralmente giustificabile allevare animali che soffrono dalla nascita? fino a
che punto il fine giustifica i mezzi? ma anche di carattere ecologico: il
rilascio in natura di organismi geneticamente modificati è pericoloso; i rischi
riguardano la comparsa di supererbacce e di superparassiti, la nascita di nuovi
ceppi di virus o di malattie resistenti agli antibiotici, l'estinzione di specie
naturali, ecc
Approfondisci in "Come ci si sta difendendo"
La crescita della popolazione mondiale appare inarrestabile. In continenti come quello africano, asiatico e latino-americano, si concentrerà, infatti, il 90% della popolazione mondiale. L'aumento previsto della popolazione mondiale obbligherebbe, teoricamente, a raddoppiare la superficie delle terre coltivate entro i primi anni del Duemila. Le nuove biotecnologie agricole potrebbero rappresentare un modo per sfuggire ad un futuro di fame, permettere una produzione di cibo più costante e prevedibile, evitando altri interventi di deforestazione.
Il maggior problema è quello di trasferire la cultura biotecnologica in Paesi che non dispongono nè di personale esperto, nè delle necessarie risorse economiche da investire nelle piante transgeniche.
Bisognerebbe creare infrastrutture e gruppi scientifici ad hoc proprio laddove esiste la richiesta più pressante di sviluppo agricolo, per consentire una diffusione capillare di questa tecnologia.
NOTA : (Rapporto Fao sullo stato del cibo e dell'agricoltura, Roma 1998) -> La fame nel mondo proviene da una cattiva distríbuzione e soprattutto da una carenza di denaro dei paesi poveri, che sono costretti a vendere la loro produzione per alimentare i cittadini o il bestiame dei paesi ricchi .
NOTA : l'ipotesi di risolvere la grave carenza di vitamina A e di ferro, che colpisce una parte rilevante della popolazione umana, con piante geneticamente modificate a tale scopo, come il cosiddetto «riso d'oro» o «riso dorato» nel quale è stato inserito il gene per la provitamina A, rischia di risultare una beffa. Anziché offrire alle popolazioni povere una dieta equilibrata, con differenti tipi di alimenti, si pretende di continuare a imporre un solo cereale, però modificato.
Questo è quello che viene affermato dalle multinazionali biotecnologiche ma è opportuno citare ben 3 studi distinti svolti negli Stati Uniti che danno informazione sugli effettivi rendimenti delle colture biotecnologiche e che smentiscono l'affermazione .
Il primo, effettuato su 8.200 siti sperimentali delle Università americane dal Charles Benbrook Consulting, Idaho, e pubblicato il 13 luglio 1999 («Evidenza della riduzione di produzione nelle coltivazioni di soia Roundup Ready (RR) nelle colture sperimentali universitarie, nel 1998») dimostra che la produzione di soia RR è inferiore a quella della soia tradizionale di una percentuale che va dal 6,7% fino a un 10%, mentre l'impiego di diserbante per queste stesse colture è da due a cinque volte superiore a quello della soia tradizionale.
Il secondo, effettuato dalla American Cyanamid Company, prende in esame colture di soia RR in cui è stata effettuata una sola applicazione di Roundup (come stabílito dai programmi pubblicizzati dalla Monsanto) e arriva a constatare, dopo avere fatto oltre 100 studi comparativi, che la soia RR ha in questo caso una produzione del 20% inferiore a quella della soia tradizionale (vedi Comunicato stampa della Cyanamid Company del 24 marzo 1999). Allo stesso risultato giungono studi effettuati nelle Università di Arkansas e di Purdue.
Il terzo, è quello, durato due anni, effettuato. dall'Università del Nebraska, commissionato dal Consiglio della Soia del Nebraska, su richiesta degli agricoltori. Questo studio ha rivelato (vedi Associated Press, Usa, 17 maggio 2000) che la soia Roundup Ready produce un raccolto del 6% inferiore a quello delle varietà piú simili e dell' 11 % inferiore a quello delle varietà ad alto rendimento.
Altri due studi affrontano gli aspetti economici delle coltivazioni di soia RR (Rondup Ready).
Il primo, è quello effettuato da Oplinger, Martinka e Schmitz, dell'Università del Wisconsin (riportato da Benbrook Consulting services, Sandpoint Idaho e da Genet, 18 marzo 1999): dimostra che il rendimento economico medio della varietà RR è inferiore di circa il 4% rispetto alle varietà tradizionali.
Il secondo, risalente al '97, è stato presentato dalla «British Crop Protection Conference» a Brighton (Gran Bretagna) e giunge alle stesse conclusioni. Come il precedente, spiega che l'aumento di costi è dovuto alla necessità di irrorare il Roundup non una, ma almeno tre volte, e a quella di utilizzare in aggiunta anche altri tipi di diserbanti.
Un esempio è il pomodoro non marcescibíle, prodotto dalla Calgene (il «flavr-savr»). Questo pomodoro è stato manipolato geneticamente in modo che le pareti delle sue cellule si decompongano piú lentamente; tuttavia gli altri processi di invecchiamento cellulare, come la decomposizione delle vitamine A e C e delle altre sostanze nutrítive, procedono alla velocità normale. Il risultato è un pomodoro che mantiene a lungo un aspetto fresco sugli scaffali dei supermercati ma il cui valore nutritivo è molto ridotto e che oltretutto contiene come marcatori della manipolazione geni che causano la resistenza agli antibiotici.
- L'insulina. Basta entrare in qualsiasi farmacia, presentare la ricetta e ottenere una scatoletta bianca, rossa e blu con all'interno un flaconcino di liquido trasparente.Approvata nel 1982. Prima di allora l'insulina veniva purificata da pancreas di maiali o di altri animali con una complessa procedura. Poiché questo ormone che non era di origine umana, a lungo andare poteva essere riconosciuto dall'organismo come qualcosa di estraneo, essere aggredito dal sistema immunitario e reso quindi inefficace.
- Engerix B per chi vuole immunizzarsi contro l'epatite provocata dal virus B oppure Twinrix, per proteggersi dall'epatite sia B che A. Il vaccino viene ottenuto dall'Escherichia coli.Nel Dna di questo batterio viene inserito il gene che codifica per l'antigene S del virus dell'epatite. Questo antigene è una proteina, normalmente presente sulla superficie del virus, e provoca, nell'organismo umano, la produzione di anticorpi che lo neutralizzano.
- L'eritropoietina è un ormone naturale, fabbricato dal rene, che stimola la produzione, da parte del midollo osseo, dei globuli rossi che servono per il trasporto dell'ossigeno nel sangue. Oggi l'eritropoietina può essere prodotta grazie alle biotecnologie ed è diventata un farmaco che viene di solito utilizzato per curare le anemie delle persone sottoposte a dialisi proprio perché aumenta la produzione di globuli rossi.
- Il secondo farmaco che si rese disponibile fu nel 1985 l'ormone della crescita.
- Successivamente molte ditte si buttarono sulla produzione di interferone, una proteina, o meglio una famiglia di proteine, normalmente prodotte da cellule infettate dai virus o da quelle del sistema immunitario: negli anni Ottanta sembrava potessero avere un ampio utilizzo, dalla terapia delle malattie infettive a quella dei tumori. In realtà queste aspettative sono poi state deluse e l'interferone ricombinante è stato autorizzato soltanto per la cura di alcune condizioni morbose come una rara forma di leucemia, l'epatite C e la sclerosi multipla.
- Un'altra proteina ricombinante di grande interesse è il fattore VIII della coagulazione, la cui mancanza provoca una forma di emofilia. Gli emofilici vanno facilmente incontro a emorragie e, per evitarle, sono costretti ad assumere il fattore VIII che, fino a poco tempo fa, veniva estratto dal plasma di donatori di sangue. I rischi di trasmettere malattie era, dunque, enorme e molti emofilici sono stati contagiati con il virus dell'epatite B. Per lo stesso motivo, quando comparve l'Aids gli emofilici furono fra le categorie più colpite, perché nei primi anni dell'epidemia di Aids non erano disponibili test per la ricerca del virus responsabile della malattia e quindi non poteva essere effettuato il controllo sui donatori.
- È ricombinante, infine, un farmaco ampiamente utilizzato nella terapia dell'infarto acuto: si tratta dell'rtPa o inibitore tissutale del plasminogeno, che scioglie i trombi di sangue nelle coronarie e ripristina il flusso sanguigno.
- Alcuni ricercatori hanno già modificato la pianta del tabacco per farle produrre emoglobina, che potrebbe essere utilizzata per curare le anemie,
- mentre altri stanno studiando il modo di far produrre alla patata un vaccino antiepatite B.
Farmaci da animali. Per migliorare la produttività e la sicurezza di questi metodi, i ricercatori hanno cominciato a studiare un nuovo approccio alla produzione di farmaci: non più basato su cellule o microrganismi come i batteri, ma su animali transgenici. In pratica non si modifica una sola cellula, ma un intero essere vivente.
Nell'embrione dell'animale prescelto si inserisce il gene desiderato cosicché questo verrà incorporato nel nucleo di tutte le cellule dell'esemplare adulto, incluse quelle da cui si pensa di ottenere il prodotto.
- Sembrò subito promettente l'idea di produrre il farmaco dal latte dell'animale. Vi erano numerosi vantaggi, sia economici che teorici. La mammella è un organo secernente per eccellenza e in effetti si è riusciti a far produrre fino a 14 grammi di proteina desiderata per litro di latte. Inoltre la produzione ha luogo in grandi quantità per circa 300 dei 365 giorni dell'anno. La proteina viene secreta quasi tutta nel latte, mentre la quantità che può essere presente nel sangue è molti ridotta e di conseguenza non provoca effetti collaterali dell'animale. La purificazione del latte è più facile di quella delle cellule in vitro ed è più semplice pascolare le mucche che coltivare sterilmente cellule in laboratorio. Il latte, inoltre, viene già addizionato con varie vitamine, come la vitamina D che previene il rachitismo. Un domani si potrebbe curare la gente semplicemente dando da bere un buon bicchiere di latte.
- Nel gennaio 1998 sulla rivista «Nature Biotechnology» è stato riportato un lavoro che dimostra la possibilità di far produrre ormone della crescita umano dalla vescica di animali e di recuperarlo poi dalle urine. I ricercatori hanno costruito topi transgenici dotati di un gene «promotore», capace, cioè di far produrre l'ormone dal tessuto di rivestimento della vescica.
Tutti i farmaci finora citati, ottenuti con le tecniche del Dna ricombinante, sono praticamente identici a quelli naturali, dal momento che per la loro produzione si utilizza il gene umano, cioè la porzione di Dna che naturalmente codifica per quella proteina. Esiste però la possibilità di alterare anche questa porzione di Dna e ottenere una molecola diversa da quella naturale: in questo caso il farmaco sarà una proteina completamente nuova, mai esistita prima. Perché può essere interessante modificare in questo modo la natura?
alcune proteine naturali anche se utili dal punto di vista farmacologico, presentano effetti collaterali indesiderati che potrebbero essere eliminati con modifiche mirate del gene oppure si può sperare di aumentare l'emivita, cioè il tempo in cui il farmaco rimane attivo nell'organismo prima di essere eliminato.
man mano che le nostre conoscenze di fisiologia e di biochimica aumentano, si possono progettare nuove molecole che non esistono in natura, ma che potrebbero rivelarsi utilissime nella lotta contro malattie finora incurabili.
Per quanto riguarda la possibilità di creare classi innovative di composti, pensiamo agli antisenso e ai ribozimi: sono pezzi di Dna in grado di inibire la funzione di determinati geni. Ambedue le classi, pur agendo con meccanismi differenti, impediscono la produzione dell'Rna messaggero che, come dice il nome, fa da tramite tra il Dna e le proteine. Gli antisenso possono essere somministrati al paziente né più né meno che come si fa per un normale farmaco. Finora sono stati principalmente sperimentati nella terapia del cancro. In molti tumori, alcuni geni, detti oncogeni proprio perché concorrono alla nascita del tumore, sono alterati o producono la corrispondente proteina in eccesso e una loro inibizione in provetta o negli animali da esperimento diminuisce in molti casi l'aggressività della neoplasia. Anche se il principio non ha ancora dimostrato una grande applicabilità, alcuni di questi antisenso sono in fase di sperimentazione sui pazienti.
Si potrebbero anche costruire anticorpi capaci di riconoscere una molecola specifica presente sul tumore, ma assente sulle cellule sane, di legarsi a essa e di inattivarne la funzione.
Oppure agli anticorpi stessi si può attaccare una tossina: l'anticorpo dirigerà questa tossina sulle cellule tumorali che portano quest'antigene, mentre le cellule normali verranno risparmiate. Si tratta cioè di un sistema per dirigere specificatamente contro il tumore una terapia che è in realtà tossica per tutte le altre cellule, le quali, però, non vengono raggiunte dall'anticorpo.
Altro campo di ricerca biotecnologica: i vaccini. Alcuni sono già utilizzati, altri sono allo studio. Fino ad oggi si sono utilizzati essenzialmente microrganismi vivi, morti o attenuati, estratti, proteine o tossine purificate. Con l'ingegneria genetica è possibile modificare a piacimento l'antigene da inoculare. Per il futuro si sta pensando addirittura di utilizzare come agente immunizzante il Dna stesso.
Quando negli anni '70 si è scoperto come sia possibile trasferire artificialmente geni da una specie all'altra, le prime ricerche sono state fatte su microrganismi o cellule, per applicazioni mediche, in laboratori isolati. Si è cosí ottenuta, nel 1979, la prima applicazione tecnologica dell'ingegneria genetica alla medicina: la produzione in laboratorio dell'insulina umana. In pratica, dopo aver isolato il gene umano dell'insulina e averlo riprodotto piú volte, lo si è inserito in un batterio grazie a un vettore, costituito da un plasmide, cioè un elemento genetico diverso dal cromosoma batterico, in grado di replicarsi autonomamente. Ciò ha permesso dí avere insulina umana in quantità adeguate e a costi contenuti. Analogamente si sono poi ottenuti interferone, fattori di coagulazione del sangue, eritropoietina, ormone della crescita e molti altri prodotti di interesse farmacologico. E importante notare che i microrganismí utilizzati sono riprodotti in un fermentatore chiuso, all'interno di un laboratorio predisposto per evitare ogni contaminazione con l'esterno, in quanto essi potrebbero costituire un pericolo se sfuggissero al controllo e si propagassero nell'ambiente naturale. Questo tipo di applicazione delle biotecnologie, nella misura in cui si rispetta con scrupolo queste cautele e nella misura in cui ci si avvale solo di microrganismi o cellule, non ha mai trovato alcuna opposizione nel vasto movimento di opposizione alla diffusione degli Ogm, anzi è considerato un'area in cui la ricerca biotecnologica può produrre certamente risultati positivi.
Correggere un difetto ereditario inserendo nell'organismo un gene non difettoso.
Si potrebbe attivare in due modi:
inserire l'informazione genica nelle cellule germinali dell'individuo, trasmettendola così ai discendenti => porterebbe a modificare la specie umana ed è quindi ritenuto eticamente inaccettabile nei paesi che dispongono di norme in materia.(vedi immagine)
![]()
modificando l'informazione genica delle cellule dei tessuti coinvolti nella malattia: 2 modi
->prendo le cellule da modificare e dopo averle modificate le reinserisco nel paziente. (vedi immagine)
->mando l'informazione genica nelle cellule bersaglio con un vettore (solitamente un virus)
Il topo che brilla nel buio è il risultato dell'inserimento corretto del gene per la proteina fluorescente di medusa nelle sue cellule. Lo scopo della ricerca era di individuare una proteina che permettesse agli scienziati di seguire visivamente la differenziazione delle cellule e la loro trasformazione in cellule tumorali.
![]()
Il futuro della medicina è
1 - costruire veri e propri organi da trapiantare
2 - mettere a punto tessuti da utilizzare in sostituzione di quelli malati.
3 - la stimolazione, in vivo, della capacità di certi tessuti di rigenerarsi: è il caso del biobypass.
4 - la terapia cellulare, che consiste nell'iniezione diretta di cellule sane nell'organo danneggiato. Questa possibilità può essere utile per riparare organi, come il cuore o il cervello, che hanno scarse capacità di rigenerarsi, a differenza di altri tessuti, come la pelle o il sangue, che si rigenerano attivamente.
Questi nuovi traguardi terapeutici sono ora possibili grazie alla scoperta fatta un gruppo di ricercatori americani guidati da James Thomson: hanno reso immortali cellule staminali di embrione, quelle cellule progenitrici da cui prende vita l'intero organismo. Le cellule staminali, che nascono dalla fecondazione di un ovulo con uno spermatozoo, si moltiplicano fino a diventare un centinaio. A questo stadio sono ancora totipotenti, sono ancora capaci, cioè, di dare origine a qualsiasi cellula dell'organismo. In natura solo un piccolo gruppo di cellule sfugge al destino di differenziamento, sono le cellule embrionali germinali che serviranno per la produzione di ovuli e spermatozoi. Il gruppo di ricerca di Thomson ha immortalizzato le cellule embrionali staminali creando un ambiente di coltura adatto alla loro moltiplicazione, ma inadeguato per il loro sviluppo e la loro specializzazione.
La rivista "Science" ha eletto questa scoperta, "scoperta dell'anno" 1999.
Sempre nello stesso filone di ricerche, un altro risultato entusiasmante lo ha ottenuto un italiano, il ricercatore Angelo Vescovi che è riuscito a trasformare cellule di cervello in cellule di sangue. Come? Ha prelevato dal cervello di topi le cosiddette cellule staminali neuronali e le ha iniettate nella vena di un altro topo, in cui erano state distrutte con l'irradiazione tutte le cellule del sangue.. L'esperimento ha dimostrato che, a differenza di quanto creduto finora, cellule del cervello possono occupare il midollo e la milza e trasformarsi, grazie a stimoli presenti nell'ambiente, in "generatori" di cellule del sangue.
Per tutti e 4 i punti precedenti un primo problema tecnico da risolvere è proprio quello di capire quali siano gli stimoli che segnano il destino di una cellula e che trasformano una cellula staminale totipotente per una differenziata in un dato tipo cellulare. Spesso si tratta di fattori di crescita, prodotti dall'organismo stesso, molti dei quali sono già stati scoperti.
Un secondo problema tecnico è superare il rigetto del sistema immunitario da parte del paziente. In questo caso si potrebbe pensare di prendere il nucleo di una cellula dl paziente da curare, trasferirlo in una cellula embrionale privata del suo nucleo e utilizzarla per produrre cellule nuove da trapiantare al paziente. Il vantaggio? Le cellule embrionali hanno la capacità, ancora poco studiata, di accettare il nucleo di una cellula adulta e di riprogrammare il DNA in modo che ritorni allo stadio di partenza e riprenda a funzionare. Ed è proprio questa la proposta avanzata, qualche giorno dopo l'annuncio delle ricerche di Thomson, dai ricercatori di Edimburgo, i famosi padri di Dolly: clonare una cellula adulta del paziente , ottenere cellule staminali embrionali e sfruttare queste ultime per costruire nuovi tessuti.
1 - costruire veri e propri organi da trapiantare. Nel Gennaio 1997 sui giornali e sulle televisioni apparve l'immagine di un topo lungo 10 cm con un orecchio di 7. La stranezza non era la dimensione dell'orecchio, e né tantomeno il fatto che stesse sul dorso dell'animale. La cosa incredibile è che fosse umano e perfettamente formato e vitale. L'orecchio è stato fatto crescere in laboratorio, partendo da cellula di cartilagine umana, e poi è stato impiantato chirurgicamente . L'esperimento può suscitare un certo senso di ribrezzo, eppure, grazie a questa tecnica, Jane Harris, una bambina di Middlesbrough in Gran Bretagna, nata senza orecchio per un raro difetto genetico, potrebbe vivere una vita normale.
3 - stimolazione della capacità di certi tessuti di rigenerarsi. Thomas Joseph Stegmann, cardiochirurgo di Fulda, in Germania, ha scoperto qualche tempo fa che l'Fgf-1, un fattore di crescita dei fibroblasti, cellule del tessuto connettivo, è in grado di stimolare la formazione di nuove arterie. L'ha iniettato in 20 pazienti con le coronarie ostruite da placche aterosclerotiche e ha creato, in tre mesi, una nuova trama di vasi che si dipartono dalla coronaria bloccata e formano un circolo collaterale, superando l'ostacolo dell'ostruzione. In futuro questo approccio potrebbe sostituire o affiancarsi agli interventi chirurgici di bypass coronarico tradizionale.
Una delle prospettive più interessanti nel campo della rigenerazione tissutale riguarda le fibre nervose, sia del midollo spinale, sia dei nervi periferici.
Perchè la clonazione? Riprodurre un animale identico ad un altro può rivelarsi importante nel caso in cui siamo riusciti ad ottenere un animale transgenico con delle caratteristiche di nostro interesse dal momento che ottenere un animale transgenico è estremamente difficile.
La clonazione può essere effettuata:
1 - mediante embryo splitting, cioè suddivisione dell'embrione con stimoli meccanici, prima dell'impianto in utero: è quello, per intendersi, che succede in natura quando nascono gemelli identici.
2 - mediante il trasferimento nucleare. Si prende il nucleo da una cellula dell'organismo da clonare e lo si inserisce in un ovocita privo del suo nucleo. La cellula di partenza può derivare da un adulto, da un embrione o da un feto. La clonazione di un soggetto adulto (come è stato fatto per Dolly) ha un vantaggio: permette di valutare le caratteristiche del soggetto che si vuole clonare. Per esempio, se si vuole riprodurre un animale da allevamento, è interessante sapere quali sono i suoi pregi.
Il nucleo viene introdotto attraverso una microiniezione diretta, come si fa negli anfibi, o attraverso la fusione della cellula del donatore con la cellula del ricevente, come si fa con i mammiferi.
Con la tecnica di trasferimento del nucleo di cellule embrionali sono stati clonati, fin dal 1986, pecore e vitelli da Steen Willadsen a Cambridge e da Neal First all'Università del Wisconsin a Madison. A tutt'oggi molti altri animali, come maiali, capre, conigli e topi, sono nati grazie al trasferimento nucleare.

Dolly, animale-copertina
È il primo mammifero clonato della storia a partire da un individuo adulto ed è la prima pecora che ha tre madri e nemmeno un padre. Nel dettaglio Wilmut e compagni hanno:
prelevato il nucleo dalle cellule mammarie di una pecora di razza Finn Dorset
lo hanno inserito nell'ovulo, già privato del suo nucleo, di una pecora di razza Blackface, diversa dalla prima perché ha il pelo bianco, ma il muso nero.
Come hanno inserito il nucleo nella cellula uovo? Grazie ad un campo elettrico, capace di rendere permeabile la membrana dell'ovulo.
Un secondo campo elettromagnetico ha permesso, invece, di simulare la carica di energia che segue la fecondazione naturale.
A questo punto l'embrione ha cominciato a svilupparsi in vitro.
Dopo 6 giorni è stato trasferito nell'utero di un'altra pecora di razza Blackface che funzionava da madre surrogata.
Chiaramente le cose non sono state così semplici. Prima di ottenere la nascita di Dolly, sono stati tentati 277 trasferimenti di nuclei in altrettanti ovuli. Di tutti questi, soltanto 29 sono sopravvissuti in vitro per qualche giorno e sono stati poi impiantati nell'utero di 13 pecore riceventi. Una sola ha partorito ed ha dato alla luce Dolly.

Come detto inizialmente la clonazione risulta estremamente utile nel caso di clonaggio di animali transgenici.
Così la pecora Polly entra nel Guinnes dei primati come prima pecora transgenica clonata. Punto di partenza per la clonazione, a differenza di quanto era successo per Dolly, sono stati i fibroblasti fetali, cellule del tessuto connettivo, nei quali era stato trasferito il gene del fattore IX, la cui mancanza provoca una forma di emofilia.
Sul numero di "Nature Biotechnology" del Maggio 1999, a distanza di un anno e mezzo "da Polly" la Genzyme Transgenic Corporation del Massachusetts ha annunciato la clonazione di capre produttrici di un anticoagulante umano, l'antitrombina III.
Il Wisconsin, stato americano del Middle West, vicino ai grandi laghi, vanta più di un primato in fatto di nascite per clonazione. È da qui che è giunta nel 1998 una proposta dal gruppo di Neal First: utilizzare gli ovociti di mucca come "incubatrici" per clonare gli altri animali. Il procedimento lo hanno già sperimentato, trasferendo in questi ovuli i nuclei ottenuti da cellule dell'orecchio di animali adulti di 4 specie: topi, pecore, maiali e scimmie.
I vantaggi di questa tecnica? Riprodurre animali in via d'estinzione.
Anche l'Italia, nel 1999, ha avuto il suo animale-clone. A Procellasco, in provincia di Cremona, è nato Galileo, un toro clonato a partire da un globulo bianco del sangue di un maschio adulto.
Gli insuccessi
Accanto ai successi, bisogna ricordare anche i fallimenti e le discussioni che, da questi, sono cominciate. Già nel 1996 il "Sunday Times" aveva accusato la rivista "Nature" di avere riportato con grande enfasi un esperimento di clonazione con trasferimento di un nucleo prelevato da cellule di embrione, tacendo però il fatto che, sulle 5 pecore nate, 3 sono poi morte per gravi malformazioni, tutte pesavano il 20% più del normale e una era così grossa da richiedere, al momento della nascita, un cesareo: il suo peso si aggirava attorno ai 7,6 chili, praticamente il doppio della norma.
Il problema dell'eccesso di peso era stato osservato anche in precedenza.
La Grenada Inc., con sede a Houston, nel Texas, aveva cominciato a clonare vitelli partendo dal nucleo di embrioni, ma nel 1991 ha chiuso i battenti. I vitelli nascevano con deficit polmonari, in sovrappeso e andavano incontro a vari problemi di salute.
Oggi ci si comincia a rendere conto che gli sforzi per produrre un replicante genetico, a partire da un solo genitore, potrebbe entrare in conflitto con quello che appare come una difesa della natura contro questa modalità di riproduzione. L'elevata percentuale di mortalità e di anomalie agli organi, cui vanno incontro gli animali clonati potrebbe essere provocata non soltanto dalle manipolazioni di laboratorio, ma anche dal venir meno di un meccanismo genetico conosciuto come imprinting: si tratta di un meccanismo che assicura al nuovo individuo un mix corretto del materiale genetico che proviene dal padre con quello della madre. È un sistema, in altre parole, che etichetta i differenti geni come paterni o materni, determinando quelli che saranno attivi nelle diverse parti del corpo e creando, in questo modo una sorta di competizione positiva. Per uno sviluppo corretto dell'embrione sembrerebbero, dunque, indispensabili le informazioni genetiche di entrambi i genitori. Un esempio: è probabile che sia di origine paterna il gene che stimola la crescita del feto e della placenta, mentre è probabile che derivi dalla madre il gene che ne inibisce la crescita con lo scopo di salvaguardare la salute stessa della madre.
Il fatto che alcuni animali clonati, come è accaduto a Dolly, appaiano sani potrebbe derivare dal fatto che alcune cellule siano "naturalmente" portatrici di geni paterni e materni ben bilanciati e tali da assicurare un normale sviluppo embrionale.
Nei frigoriferi del centro californiano erano conservate, in speciali contenitori di azoto liquido, a 196 gradi sotto zero, decine e decine di piccole fiale, ciascuna delle quali conteneva cellule, embrioni o sperma di animali rari: oranghi, gorilla, okapi, tigri, rinoceronti e lemuri notturni.
Così anche in altri centri esistono banche di questo tipo.
Una soluzione al diminuire del numero degli esemplari rari potrebbe essere quella di far portare a termine una gravidanza di animali rari da parte di animali comuni della stessa specie. Si prende il nucleo da una cellula fecondata di un esemplare raro e lo si inserisce in una cellula uovo di un'altro animale della stessa specie.
Un gruppo di ricercatori americani guidati da John Critser ha invece proposto di utilizzare i topolini come "incubatrici" di tessuto ovarico di qualsiasi animali. Il tessuto ovarico può infatti essere congelato fino al momento di essere utilizzato. La cavia trapiantata sarebbe in grado di far maturare gli ovuli da far successivamente fecondare.
Le piante e gli animali geneticamente modificati fanno sorgere addirittura il rischio di un ritorno alla mezzadria medioevale. Il contadino che coltiverà piante o alleverà animali non sarà proprietario del prodotto del suo lavoro. Potrà disporre liberamente della parte di raccolto che servirà per suo uso personale, ma non potrà disporne sul mercato, se non nell'ambito delle regole imposte dalla multinazionale detentrice del brevetto. In particolare egli non potrà disporre liberamente dei semi prodotti dalla pianta per piantarli e ottenere nuove piante. Questo modificherà i rapporti economici mondiali. I contadini del Terzo mondo diventeranno i dipendenti di una decina di aziende multinazionali che domineranno le economie di interi paesi e la sorte alimentare ed economica di interi popoli. Questa è una delle ragioni principali per le quali è stata condotta per 10 anni una battaglía contro la Direttiva europea sui brevetti biotecnologici.
Se alcune piante geneticamente modificate diventeranno particolarmente convenienti dal punto di vista economico (ovviamente, per le multinazionali che controllano il mercato), si assisterà a una rapida riduzione delle varietà di piante e, in futuro, anche di animali. La grande industria, interessata alla omologazione delle colture, imporrà per ogni specie una sola o pochissime varietà, quelle che sono frutto della sperimentazione biotecnologica (quelle che sono brevettate e sulle quali si possono esigere diritti).
|
oggi meno di 30 piante soddisfano il 95% del fabbisogno nutritivo mondiale! |
|
|
da 50 anni a questa parte ogni 6 ore scompare una varietà vegetale! |
Il rischio piú probabile per la salute umana è però quello indiretto, che deriva dall'impiego assai maggiore che le colture biotecnologiche comportano in materia di prodotti chimici (o diserbanti): studi epidemiologici e statistici svolti in Svezia (L. Hardell e M. Eriksonn, in Cancer 85, 6, 15 marzo 1999) hanno rivelato una connessione evidente tra glifosato, principio attivo del Roundup, diserbante della Monsanto, e un tipo dí cancro, il linfoma di tipo nonHodgkin, la cui incidenza è aumentata dell'80% dall'inizio degli anni '70.
Il 71 % delle piante transgeniche sono modificate per essere resistenti ai diserbanti (in particolare il glifosato) e la Monsanto (smentendo in modo clamoroso le sue affermazioni sulla maggiore «sostenibilità» delle colture transgeniche!) ha comunicato nel suo bilancio ufficiale del '98 che i profitti sul Roundup sono aumentati vertiginosamente grazie alla diffusione delle colture transgeniche. È evidente che tutto ciò non è stato considerato quando sono state autorizzate le piante transgeniche: le autorizzazioni andrebbero tutte riviste per ridurre l'uso dei diserbanti che, come si poteva prevedere, è aumentato da 2 a 5 volte rispetto a quello delle colture tradizionali (Charles Benbrook Consultants). Vi sono anche dati molto allarmanti sul livello di inquinamento da glifosato delle falde acquifere negli Stati Uniti.
Si è visto che gli insetti possono, per essere rimasti esposti troppo a lungo alla tossina Bt, sviluppare il fenomeno di «resistenza»: in questo caso vengono selezionati i piú resistenti fra loro, e la specie di insetti in questione diviene, nel corso dell'evoluzíone, addirittura indenne a quella tossina. In questo caso non solo si è introdotto qualcosa di inutile, ma siccome la tossina del Bacillus thuringensis, oggi spruzzata sui campi e prodotta utilizzando direttamente il microrganismo che la produce, serve come forma di difesa per le colture biologiche, si è recato un grave danno all'agricoltura biologica e si è pregiudicato cosí una forma di agricoltura corretta. Quest'ultima situazione si è già verificata in maniera molto estesa negli Stati Uniti, dove il Dipartimento di agricoltura (Usda) è alle prese con mille tentativi, fino a oggi assai poco riusciti, dí combattere il fenomeno di resistenza che si è creato nella piralide (parassita del mais) in seguito alla diffusione dí colture di mais Bt. Agli agricoltori americani che coltivano il mais Bt è stato detto nel 1999 di destinare il 20% del loro campo di mais a coltura tradizionale per combattere il fenomeno di resistenza (zona «di riserva»), poi di destinarvi il 40%, infine di non tenere conto di alcuna di queste indicazioni, in una ridda di comunicati che si smentivano regolarmente nel giro di pochi mesi. Questo perché gli effetti erano ogni volta diversi da quelli previsti. Tutto ciò ha contribuito, insieme a molte altre cause, alla forte riduzione delle coltivazioni biotecnologiche negli Stati Uniti nell'anno successivo.
Si è già verificato l'incrocio casuale tra piante coltivate e spontanee dello stesso tipo con trasferimento del carattere artificiale. Nel caso del gene Bt, la resistenza agli insetti nocivi viene in tal modo introdotta in altre specie, le quali potranno divenire infestanti, perché inattaccabili dagli insetti.
È da ricordare che l'immissione nell'ambiente della Klebisiella planticola, un batterio geneticamente modificato in grado di produrre alcool dai rifiuti vegetali, ha avuto gravi conseguenze: quando i residui di produzione, contenenti batteri vivi, uscirono dai laboratori per essere usati come concime, produssero effetti devastanti, sterminando le piante dí frumento che avrebbero dovuto concimare; anche l'ecosistema del suolo venne modificato, con la proliferazione esplosiva di un verme nocivo.
È accaduto per la soia nel quale è stato inserito un gene proveniente dalla noce del Brasile (J.A. Nordlee et al., in New England Journal of Medicine, 14 marzo 1996). Ma soprattutto uno studio inglese (dottor Graham del York Nutritional Laboratory, vedi Daily Express 12 Marzo 1999) ha constatato che si è verificato, nel primo anno in cui vi è stata una diffusione di soia modificata, un aumento delle allergie alla soia del 50% (una relazione più diretta non può essere dimostrata, in quanto la soia modificata viene venduta mescolata con la soia tradizionale).
Il rischio allergie riguarda anche il mais transgenico della Aventis, denominato «Starlink» che negli USA è stato autorizzato solo per l'alimentazione animale. Purtroppo ,come riporta il Washington Post del 13 ottobre 2000, il mais «Starlink» è stato rintracciato in vari prodotti destinati al consumo umano perchè immesso sul mercato senza l'avvertenza che si trattava di prodotto transgenico ed il 28 Novembre la Food and Drug Administration ha ammesso che già 44 persone, tra quelle che avevano consumato prodotti a base di mais «Starlink», denunciavano malori.
Molto rilevante è il rischio che i geni esogeni, inseriti in modo casuale, determinino una instabilità genica (M.W Ho et al., «Microb. Ecol. in Health and Disease», 11 gennaio 1999), che può favorire spostamenti di porzioni di Dna, con possibile alterazione dell'espressione di geni diversi da quello inserito. Spesso, infatti, piante e animali transgenici presentano alterazioní non previste come nel caso, già citato, della patata in cui era stato inserito un gene del bucaneve, descritto da Arpad Pusztai. Si suppone che qualcosa di analogo sia avvenuto negli Stati Uniti con il triptofano, integratore alimentare ottenuto da batteri modificati geneticamente, che ha causato 37 decessi e migliaia di casi di persone danneggiate.
Oggi, l' 1 % soltanto delle 265.000 piante da fiore esistenti sono state testate per le loro proprietà curative. Anche su questo tema si sta sollevando oggi un conflitto molto forte tra nazioni industrializzate e paesi emergenti, compagnie multinazionali ed ecologisti o attivisti sociali.
Alcuni paesi come India, Cina e Brasile stanno cercando di ridurre l'accesso al loro ricco patrimonio genetico, dopo i «furti» non indifferenti già subiti.
È da citare la battaglia che ha condotto la scienziata e filosofa indiana Vandana Shiva (direttrice della Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy, di Dehra Dun) contro l'Ufficio americano dei brevetti e quella che ha condotto, vincendola, contro l'Ufficio europeo dei brevetti (Epo) per difendere il suo popolo dall'esproprio del prezioso albero del neem, di grandissimo valore culturale e scientifico per l'India. Moltissimi farmaci sono già stati elaborati dalle industrie farmaceutiche in questo modo, sfruttando le tradizioni culturali dei vecchi stregoni locali (non piú derisi o ignorati), talvolta devastando e mettendo a rischio di estinzione le piante con le quali venivano prodotti.
Anche il corpo umano è una preda interessante per i biopirati o «ladri di geni». È molto nota ormai, per l'azione legale che l'ha accompagnata, la storia di John Moore, l'uomo che, senza avere dato il consenso, ha visto un medico americano brevettare alcune cellule della sua milza: il ricorso di Moore per riacquistare la proprietà di una parte del suo corpo non ha avuto successo, poiché il tribunale americano ha confermato la validità dell'azione svolta da chi si era appropriato del brevetto: Oggi le tribú primitive e isolate vengono setacciate per la loro resistenza (o vulnerabilità) ad alcune malattie e scienziati dell'occidente hanno frequentemente raccolto clandestinamente campioni di tessuto o di sangue di popoli indigeni. Un altro esempio clamoroso è quello della brevettazione di una variante genica, riscontrata in alcuni individui della popolazione di Limone del Garda, che previene i rischi di malattie cardiocircolatorie, anche in presenza di alta concentrazione di colesterolo. Questa caratteristica è stata scoperta in un italiano recatosi negli Usa; gli americani lo hanno tenuto sotto osservazione, gli hanno fatto prelievi di sangue, hanno studiato questo gene, l'hanno individuato e, alla fine, l'hanno brevettato. Adesso la popolazione di Limone, che possiede, quei geni per eredità biologica, non li possiede piú giuridicamente; non può decidere, ad esempio, di donarli alla ricerca e a tutta l'umanità, perché sono coperti da brevetto e appartengono ad altri!
ll peggiore rischio è per la collettività umana: nel momento del trasferimento dell'organo dall'animale all'uomo può avvenire il passaggio di agenti patogeni. Questi agenti, ad esempio virus o retrovirus, trovano, grazie all'immunosoppressione praticata per evitare il rigetto, le condizioni ideali per passare all'uomo e tramutarsi, col tempo, in agenti patogeni umani; tanto piú che le barriere naturali di difesa contro le infezioni, la pelle e il tratto gastrointestinale, vengono in questo modo aggirate (Nature, 407, 93 del 7 settembre 2000).
Molti autori ritengono che il virus Hiv dell'Aids si sia sviluppato dal virus Siv delle scimmie (probabilmente attraverso i vaccini per i quali venivano utilizzati questi animali). Molti altri pericolosi virus e infezioni che hanno attaccato gli esseri umani negli ultimi anni provenivano da animali, come il virus Ebola in piú regioni dell'Africa, a varie riprese, o il virus Marburg e la malattia di Creutzfeldt-Jacob trasmessa da un prione delle mucche (Bse). È stato anche identificato un legame tra il cancro al polmone, al cervello e alle ossa con il virus Sv40 ritrovato nel vaccino antipolio Salk, coltivato su rene di scimmia. Potrebbe essere sufficiente un solo contagio (un solo xenotrapianto) per scatenare un'epidemia incontrollabile come quella dell'Aids.
Chi affronterebbe l'emergenza e chi pagherebbe i danni di un simile disastro sanitario? Il governo inglese, nell'accingersi ad autorizzare la prima prova clinica di xenotrapianto, ha emanato delle «linee guida» per il paziente che aspira a ricevere un organo d'animale: egli deve impegnarsi per iscritto a non avere figli, a dichiarare tutti i suoi partner sessuali e conviventi, a rendersi disponibile a un confinamento nel caso dell'insorgere di qualche problema.