Gli Xenotrapianti

(animali da trapianto)

La possibilità di inserire geni umani nel corredo cromosomico animale potrebbe consentire la nascita di animali i cui organi sarebbero più compatibili per i trapianti verso l'uomo.

I problemi legati agli xenotrapianti sono due

La reazione di rigetto, iperacuta e rapidissima, verso un organo di specie diversa viene innescata dall'azione del complemento, un insieme di proteine prodotte dall'organismo umano che hanno a che fare con i processi immunitari. Nell'uomo l'azione del complemento è bloccata da altre proteine cellulari chiamate Rca e codificate dal gene Daf. Gli organi di maiale transgenico che producono la proteina regolatoria, avrebbero meno probabilità di andare incontro a distruzione dopo il trapianto. I primi esperimenti su animali simili all'uomo lo confermano: cuori di animali transgenici, trapiantati in scimmie, sopravvivono più a lungo rispetto a cuori di maiali non modificati geneticamente. Anche in Italia sono in corso esperimenti: in una fattoria del modenese vivono alcune decine di maiali transgenici portatori del gene Daf umano.

NOTA: Il chirurgo Thomas Starzl, di Pittsburgh (Usa) promotore degli xenotrapianti da molti anni, che definisce «chimera postoperatoria» il paziente trapiantato, in quanto studi scientifici hanno dimostrato che le cellule dell'animale si diffondono in tutto il suo corpo. Secondo il suo collega Dottor White, per migliorare la possibilità di successo di uno xenotrapianto (e avere un paziente piú «chimerico») occorre trapiantare in precedenza un poco del midollo osseo dell'animale «donatore» nel paziente destinato a trapianto, in maniera da rendere il suo organismo piú compatibile con l'organo animale.

Di conseguenza, l'uomo «xenotrapiantato», se anche sopravvivesse, non sarebbe uomo che al 90%, o al 95%. Il pensiero va spontaneo alla Dichiarazione dell'Unesco sul genoma umano, da noi prima citata, che vieta la creazione di chimere umane. Si è anche indotti a pensare: se un maiale in cui è stato introdotto un gene umano è donatore piú compatibile, un maiale in cui saranno stati introdotti due geni, poi tre, poi quattro, dieci, o. chissà mille geni, lo sarà ancora piú (secondo il ricercatore francese Louis-Marie Houdebine sarebbe necessario modíficare almeno 10 geni, ma non sappiamo quali [La Recherche, 320, 67, 1999)). Qual è il punto in cui, per. la ricerca, sorgerà l'obbligo di fermarsi? Quando il maiale sarà stato «umanizzato» al 2, al 10, al 50 o al 90%? Allo stesso modo: un malato bisognoso di trapianto multiplo, ad esempio cuore-fegato-reni-polmone, potrà ricorrere all'animale senza perdere i suoi diritti civili di essere umano?

 

NOTA: Chi sostiene che gli xenotrapianti si debbano portare avanti «per salvare vite umane» ignora  il fatto che la spesa di ogni trapianto è tanto elevata da costringere gli organismi sanitari a ridurre l'assistenza ad altre categorie di malati. Gli Stati dell'Ue stanno cercando i criteri in base ai quali verrà scelta la fetta della popolazione che sarà lasciata senza assistenza, a causa degli eccessivi costi della attuale « medicalizzazione» della popolazione. Gli investimenti della sanità pubblica dovrebbero essere fatti nel senso della prevenzione, evitando quanto piú possibile il passaggio doloroso attraverso la malattia e quello ancora piú difficile attraverso il trapianto. Questo è anche il punto di vista del primo chirurgo che abbia effettuato un trapianto di cuore, Christian Barnard, che attualmente si sta impegnando per diffondere un suo libro a favore della prevenzione, in grado, a parità di costi, di salvare un numero molto maggiore di vite umane.

NOTA: La Sandoz, oggi Novartis, a partire dal '93 ha investito un miliardo di dollari negli xenotrapianti, anche per potenziare la vendita della sua famosa ciclosporina (un immunosoppressore utilizzato per ridurre il rischio di rigetto nella terapia postoperatoria dei trapiantati), non potrà avere interesse a investire in cure preventive, che in qualche modo la priverebbero del bacino di malati cui attingere clienti per gli xenotrapianti.

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